26 Giugno 2026

Marte, trovate centinaia di molecole organiche complesse nel cratere Jezero

In due campioni rocciosi marziani sono state individuate centinaia di complesse molecole organiche a base di carbonio, l'elemento fondamentale per tutte le forme di vita terrestri. Le pietre, prelevate dalla superficie di Marte, sono state analizzate dal rover Perseverance della NASA; gli esperti che le hanno studiato ritengono che le sostanze trovate possano rappresentare tracce…
25 Giugno 2026

In due campioni rocciosi marziani sono state individuate centinaia di complesse molecole organiche a base di carbonio, l’elemento fondamentale per tutte le forme di vita terrestri. Le pietre, prelevate dalla superficie di Marte, sono state analizzate dal rover Perseverance della NASA; gli esperti che le hanno studiato ritengono che le sostanze trovate possano rappresentare tracce di antichi microrganismi. I risultati sono stati pubblicati su Science Advances in una ricerca coordinata dal Planetary Science Institute di Tucson, dal Jet Propulsion Laboratory e dal California Institute of Technology. Tra gli autori figura anche una ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Astrofisica di Firenze.

Secondo gli scienziati coinvolti — tra cui Ashley Murphy del Planetary Science Institute e Kyle Uckert del JPL — si tratta della più convincente evidenza di materia organica rinvenuta finora all’interno del cratere Jezero, esplorato da Perseverance dal 2021. Murphy osserva che “sulla Terra il carbonio molecolare è spesso conservato in rocce molto antiche e, in alcuni casi, rappresenta l’unica traccia di vita microbica passata”. Poiché Marte primordiale potrebbe essere stato geologicamente e chimicamente simile alla giovane Terra, gli autori spiegano che era plausibile cercare macromolecole organiche nelle rocce antiche del pianeta per valutare se fossero mai esistiti gli ingredienti chimici e le condizioni per sostenere la vita.

Le nuove evidenze provengono dalla stessa area dove, a settembre 2025, era stata segnalata una possibile biofirma in un’altra roccia caratterizzata da particolari macchie «a macchia di leopardo». I ricercatori hanno inoltre identificato segnali che possono corrispondere a reazioni biochimiche: le impronte chimiche rilevate ricordano molto quelle lasciate da microrganismi nei sedimenti terrestri. Gli autori sottolineano però che esistono anche spiegazioni non biologiche per la presenza di carbonio, come l’apporto da meteoriti o processi geologici idrotermali che possono generare composti organici senza ricorrere alla vita.