Una notte che ha significato tanto a livello di calcio europeo. Che ha spiegato al Vecchio Continente quale sia la potenza pronta di più, forse, a ruggire. Quest’anno spira Bayern ed in quel quarto che in tanti decantavano come finale anticipata, anche gli addetti ai lavori hanno ottenuto lo stesso riscontro.
Non avrà chiuso la qualificazione, un 2-1 che lascia aperti tutti gli scenari sul ritorno in Baviera perché il Real è sempre il Real, ma il Bayern ha dimostrato d’esser la potenza da battere, quest’anno. Dominando per larghi tratti in lungo ed in largo nel tempio della massima istituzione europea, il Bernabeu. Un cocktail perfetto: di singoli d’esperienza e quelli di freschezza, uniti in un collettivo diretto da Kompany che ha espresso armonia, fame, fisicità. Insomma, tutto. Dall’esperienza di Kane, finalmente decisivo anche in sfide come queste, all’eterno Neuer: un marziano con parate determinanti, a 40 anni suonati. Incredibile ma vero, sempre quello di 20 anni fa. Con tante frecce nell’asso: da Luis Diaz, miglior stagione in carriera al Bayern, a quell’Olise versione Yamal.
Insomma, c’è tutto. Il Real in pura transizione Arbeloa vanta le stelle migliori, ma diversi problemi e ben poco collettivo. Stasera in campo il PSG con quel che ne resta del Liverpool di Slot, un PSG che vanta sì collettivo da campioni d’Europa ma forse meno fame, qualche sbavatura in più e qualche singolo di meno del Bayern. Quindi aspettiamo il Barcellona, che chiusa la Liga deve prima scardinare la solita insidiosissima resistenza Atletico: in semifinale sarebbe Arsenal, solo allora comprenderemo quanto e come abbia sistemato la fase difensiva. Una Champions tutta da vivere, ma già prime segnalazioni che sussurrano di gloria.


