22 Giugno 2026

Malata e tra le sofferenze, 80enne italiana muore con il suicidio assistito in Svizzera

TRIESTE - Una donna di 80 anni, residente a Trieste e affetta da una rara patologia neurodegenerativa, è morta nelle ultime ore in Svizzera dopo aver scelto di accedere al suicidio medicalmente assistito. A rendere nota la vicenda è stata l'Associazione Luca Coscioni, secondo cui la donna avrebbe avuto i requisiti per ottenere l'accesso alla…
3 Giugno 2026
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TRIESTE – Una donna di 80 anni, residente a Trieste e affetta da una rara patologia neurodegenerativa, è morta nelle ultime ore in Svizzera dopo aver scelto di accedere al suicidio medicalmente assistito. A rendere nota la vicenda è stata l’Associazione Luca Coscioni, secondo cui la donna avrebbe avuto i requisiti per ottenere l’accesso alla procedura anche in Italia.

La donna, identificata come Lucia, era affetta da degenerazione cortico-basale, una rara malattia neurodegenerativa progressiva e incurabile che provoca il deterioramento di specifiche aree del cervello. Con il passare del tempo la patologia aveva determinato gravi limitazioni motorie, dolori diffusi, spasmi e una crescente dipendenza dall’assistenza continua dei caregiver per ogni attività quotidiana.

Secondo quanto riferito dall’associazione, Lucia seguiva una terapia farmacologica complessa e l’eventuale sospensione delle cure avrebbe comportato sofferenze considerate intollerabili.

Negli ultimi mesi la donna aveva avviato contemporaneamente le procedure per accedere al suicidio medicalmente assistito sia in Italia sia in Svizzera. Ad agosto 2025 aveva presentato richiesta per la verifica dei requisiti previsti dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 242 del 2019, nota come sentenza “Cappato-Antoniani”, che disciplina in determinati casi l’accesso alla morte volontaria assistita.

Tuttavia, secondo quanto ricostruito dall’Associazione Luca Coscioni, a novembre 2025 sarebbe arrivato un diniego. A marzo 2026 la donna avrebbe quindi chiesto una rivalutazione della propria situazione clinica, senza però ricevere ulteriori comunicazioni.

Di fronte al progressivo aggravarsi delle condizioni di salute e alle sofferenze che riteneva non più sopportabili, Lucia avrebbe deciso di recarsi in Svizzera, dove il suicidio assistito è consentito in presenza di specifici requisiti.

Ad accompagnarla nel viaggio sono stati due operatori di Soccorso Civile, associazione presieduta da Marco Cappato, che fornisce supporto alle persone che scelgono di accedere a queste procedure all’estero.

La vicenda riaccende il dibattito sul fine vita e sull’applicazione delle norme che regolano l’accesso al suicidio medicalmente assistito in Italia, tema che continua a dividere politica, istituzioni e opinione pubblica.