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Magaldi: è finita la pacchia, per i terroristi del lockdown

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«La pacchia dell’emergenza è finita: sia per i media sensazionalisti che per i “terroristi del lockdown”, che nei giorni scorsi avevano inutilmente invocato il ritorno delle chiusure totali».
Gioele Magaldi, presidente del Movimento Roosevelt, segue con apprezzamento le prime mosse del governo Draghi. «E’ ingiusto imputare al nuovo premier un’eccessiva prudenza, perché bisogna tenere conto della disastrosa situazione ereditata: per un anno, i pazienti affetti da Covid sono stati curati solo all’ospedale, cioè molto spesso quand’era ormai troppo tardi». Magaldi segnala la svolta in arrivo, cioè «la scelta del primo ministro di avvalersi di un super-consulente destinato a capovolgere la filosofia sanitaria, imponendo cure precoci, domiciliari, a base di antinfiammatori». Nei giorni scorsi era circolato il nome di Giuseppe Remuzzi, presidente dell’Istituto Mario Negri di Milano, autore di un “protocollo” terapeutico basato su farmaci in grado di “spegnere” finalmente il Covid ai primi sintomi, da casa, senza ricorrere all’ospedale. «Il nome non lo indico», dice Magaldi, evitando di citare Remuzzi, «ma ribadisco: la linea espressa sarà quella, a prescindere dalla persona che poi sarà chiamata a interpretarla».
Per Magaldi, quella della filosofia-Remuzzi (raccomandata per la verità da molti medici, finora ignorati dal ministero della salute) sarebbe una vera e propria rivoluzione, in grado di far letteralmente crollare il numero dei ricoveri e quindi la stessa percezione del disastro pandemico, ridimensionando sensibilmente il significato del balletto giornaliero e settimanale di «numeri giocati al lotto, spesso poco significativi e mai davvero verificati». Magaldi spiega che il metodo “soft” adottato da Mario Draghi implica alcune flessibilità di natura tattica. «Avremmo avuto una marcia più spedita con un governo squisitamente tecnico, intenzionato a imporsi. Si è scelta invece la via della mediazione parlamentare, anche per permettere ai partiti di rimediare ai loro errori: per un anno non hanno fatto assolutamente nulla di utile e di sensato, contro il Covid, lasciando che la situazione esplodesse». E dato il precario quadro politico-parlamentare, «è ovvia una certa cautela da parte del premier, che giustamente punta anche sui vaccini, nella speranza che contribuiscano a dissolvere la paura che in questi mesi è stata gonfiata oltre misura dalla disinformazione martellante».
Intanto però Magaldi registra svariati indizi eloquenti: clamoroso il siluramento di Arcuri, sostituito dal generale Francesco Paolo Figliuolo e già ridimensionato, sin  dalle prime battute del nuovo esecutivo. In calo le azioni dello stesso Speranza, che di fatto verrebbe scavalcato da Remuzzi, o comunque dallo stratega incaricato di “domare” una buona volta il Covid. «Del resto, il modestissimo Speranza si limita a fare da portavoce dei vari Ricciardi e Crisanti, i profeti dell’emergenza infinita: volevano il ritorno del lockdown e non l’hanno ottenuto, nonostante paesi importanti come la Germania oggi siano sostanzialmente in lockdown». Lo stesso infettivologo Massimo Galli, altro arcigno catastrofista oggi pronto a terrorizzare la popolazione evocando in modo allarmistico le “varianti” del virus, «è stato seccamente smentito dal suo stesso ospedale, il Sacco di Milano: e questo non sarebbe mai accaduto, prima. La novità è che, con Draghi, è “cambiata l’aria”». In altre parole: «E’ vero che il governo continua a subire pressioni, soprattutto internazionali, per richiudere il paese. Ma è altrettanto vero che, sia pure con inevitabile lentezza, Draghi sta operando per cambiare paradigma, rispetto all’approccio con cui affrontare il Covid».
In tanti si lamentano della permanenza (molesta) della “filiera della paura”, incarnata da Roberto Speranza al ministero della sanità?
Magaldi invita a guardare il bicchiere mezzo pieno: «Speranza e Ricciardi sono stati sconfitti: nessun lockdown-bis. Peccato sia rimasto il coprifuoco, ma sparirà anche quello. Spiace che Draghi ricorra ai Dpcm, come Conte?
Ragionate: il Dpcm è uno strumento solo amministrativo ed emergenziale, che non ha forza di legge: pertanto è più facile da impugnare, perché sia rigettato, se contiene qualche aspetto inaccettabile». Sui vaccini, Magaldi resta laicamente prudente: «Rappresentano una scommessa, e c’è da augurarsi che siano efficaci e sicuri. Ne vedremo gli effetti nei prossimi mesi, sapendo però – ribadisce il presidente “rooseveltiano” – che la vera carta del governo Draghi, superate le ultime settimane di emergenza stagionale, consisterà proprio nelle cure territoriali non ospedaliere: guarire i pazienti a casa, in modo sistematico (senza più intasare gli ospedali di casi ormai gravi) metterà la parola fine alla stagione del “terrorismo sanitario” targato Covid». Fine del tunnel? «Stiamo ai fatti: le indicazioni finora pervenute incoraggiano un certo ottimismo. E’ lecito aspettarsi che, da maggio, potremo tutti riprendere una vita più normale, senza più lasciarci terrorizzare dal Covid».
Fonte: LibreIdee.org

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