Love story tra preside e un liceale? Sabrina Quaresima nega tutto: “È un complotto”

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Roma, 29 marzo 2022 – ​Lei, 50 anni, dirigente scolastica. Lui, 19 anni, maturando. Protagonisti di una presunta relazione sentimentale strillata persino sui muri del liceo linguistico ’Montale’ di Roma, con scritte pesantemente allusive. Prima una, poi due, poi tre. Fino all’allarmata segnalazione all’ufficio scolastico regionale ad opera di alcuni docenti. Gossip o realtà? Lei, Sabrina Quaresima, giura al Corriere.it che “non c’è stato nulla con il ragazzo”, “sono sposata con un uomo meraviglioso”, ma anche “curata, giovane e di bell’aspetto, serissima: mi è costato tanto arrivare qui, e sono nell’anno di prova”. Forse (è la pista suggerita) “qualcuno ha pensato che in un attimo poteva farmi cacciare”. Una chiamata in causa molto esplicita di quei collaboratori che sin dal giorno di insediamento non l’avrebbero “vista di buon occhio”, soprattutto il vicepreside rimosso e “ora in malattia”.

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Il colloqui o con l’ispettrice dell’Ufficio scolastico regionale – già fissato per domani – traccerà il quadro preliminare di una vicenda complicata, dove solo alcuni elementi coincidono e poi le narrazioni divergono. Radicalmente. La conoscenza interpersonale diretta sarebbe cominciata in virtù delle dinamiche di ruolo tra rappresentante d’istituto (“in surroga”) e dirigente scolastica. Da un passaggio in macchina offerto dal ragazzo alla preside per andare al commissariato di Monteverde a fare una denuncia in seguito all’occupazione, la conoscenza sarebbe diventata più stretta. “Prima c’è stato uno scambio di email, poi quello di messaggi, fino al vedersi, al darsi del “tu” e infine ad avere una relazione”, è la ricostruzione di Repubblica che ha scovato il caso sintetizzando il crescendo di atteggiamenti e sentimenti: “Un abbraccio che lei gli avrebbe dato al rientro da un periodo di malattia e delle carezze sui capelli. Poi la relazione vera e propria”.

Una ’storia’ tra uno studente (seppur maggiorenne) e la preside? Trama da B-movie anni Settanta, ma boccone prelibato per il chiacchiericcio scolastico. In classe e nei corridoi non si parla d’altro. Appaiono scritte sui muri. In particolare una – La laurea in pedagogia l’hai presa troppo seriamente – attrae l’attenzione del corpo docente. Poi arriva il seguito: Il Montale sa e non dimentica. E ancora: Puoi chiuderci in classe ma non spegnere le voci. Qualcuno tra i professori compie indagini discrete, poi chiama il ragazzo che ammette il rapporto fuori dai canoni, finito tuttavia dopo un mese, quando il 19enne avrebbe scritto alle preside di “non poterle dare quel che lei avrebbe voluto”. Di qui la richiesta al ragazzo – attribuita alla donna – di cancellare alcuni messaggiindiscrezioni senza conferme.

liceo montale roma

Di sicuro, seppur in ritardo, la dirigente si rende conto che quella conoscenza – come minimo una forte simpatia? – sta diventando pericolosa, ma solo dopo la terza scritta sui muri presenta denuncia. Perché riflessi così lenti? “Non aveva senso giustificarmi per qualcosa che non era successo”. Sarebbe stato come “ammettere una colpa che non avevo”, è la giustificazione collegata a dinamiche ambientali in precedenza sottovalutate, come dissidi su questioni amministrative “e retaggi difficili da modificare”. E allora perché tutte queste voci? Altro che infatuazione o relazione: solo un rapporto “cordiale e aperto, come con tutti: la mia porta è sempre aperta”, ripete, “amareggiata”, la dirigente sbandierando la solidarietà immediata “di alcuni genitori e di alcuni professori”.

Di tutt’altro segno le confidenze che partono dal giovane (e dai suoi amici). Un passaparola vorticoso dentro e fuori la scuola. Poi le ammissioni, alla presenza di papà e mamma, in un incontro organizzato dai collaboratori della dirigente del ’Montale’: già poco amata e ora costretta a difendersi “sul fil di lama”. Sono in palio la reputazione e, soprattutto, il posto di lavoro.

Fonte: Quotidiano Nazionale.net

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