20 Giugno 2026

Lotito, altro che cessione Lazio: lettera ai tifosi, tentativo di riconciliazione

ROMA - Sono ore di fermento in casa Lazio. Da ieri sera, quando più di qualcuno aveva iniziato a paventare e soprattutto far circolare l'idea che la Lazio fosse (per qualcuno finalmente) venduta. Che ci fosse una stretta finale, un'accelerazione, per una presunta cessione ad una società estera. Bene, chi sperava in tutto ciò, ha…
11 Giugno 2026
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ROMA – Sono ore di fermento in casa Lazio. Da ieri sera, quando più di qualcuno aveva iniziato a paventare e soprattutto far circolare l’idea che la Lazio fosse (per qualcuno finalmente) venduta. Che ci fosse una stretta finale, un’accelerazione, per una presunta cessione ad una società estera. Bene, chi sperava in tutto ciò, ha ancora dovuto ricredersi. Schizzato il titolo in Borsa già da ieri, oggi all’ora di pranzo registriamo un +8 sul titolo della Lazio.

Lotito ha smentito, ancora una volta. Con un comunicato diramato in mattinata sul sito ufficiale del club biancoceleste, la Lazio ha smentito categoricamente ogni trattativa per la cessione societaria: “In relazione alle notizie e alle ricostruzioni diffuse nelle ultime ore da alcuni organi di informazione e canali social riguardanti una presunta cessione della S.S. Lazio, la Società smentisce categoricamente quanto riportato. Non esiste alcuna trattativa in corso finalizzata alla vendita della Società, né sono stati sottoscritti accordi, intese o impegni di qualsiasi natura aventi ad oggetto il trasferimento, totale o parziale, della proprietà del Club. La proprietà non ha conferito alcun mandato per la cessione della Società né ha avviato interlocuzioni finalizzate a operazioni di vendita. Le informazioni relative a presunti nuovi proprietari, investitori italiani o stranieri, fondi di investimento, modifiche dell’assetto proprietario o accordi collegati al progetto Stadio Flaminio risultano del tutto prive di fondamento. La Società invita tifosi, azionisti, investitori e operatori dell’informazione a fare riferimento esclusivamente alle comunicazioni ufficiali diffuse attraverso i canali istituzionali della S.S. Lazio. La diffusione reiterata di notizie prive di riscontro riguardanti la governance, l’assetto proprietario e le strategie societarie della Società rischia di generare disinformazione, alterare la corretta percezione del mercato e influenzare l’andamento del titolo. Per tali ragioni, la S.S. Lazio, in qualità di società quotata, ha provveduto a trasmettere apposita segnalazione alle Autorità competenti affinché possano essere svolte le opportune verifiche in merito alla diffusione di informazioni non supportate da elementi oggettivi e ai possibili effetti sul regolare funzionamento del mercato. La Società continuerà a operare con la trasparenza, la responsabilità e il rispetto delle regole che hanno sempre contraddistinto la propria attività, riservandosi ogni opportuna iniziativa a tutela della Società, dei propri azionisti e della comunità biancoceleste”.

Ma la vera novità non è tanto questa. Ormai i tifosi sono abituati. Contestano, disertano, aumentano giri della rivolta, ma ogni qualvolta che circolano voci di cessione del club devono ricredersi e disilludersi. Dal “Lotito libera la Lazio”, però, ad un tentativo di riconciliazione. La giocata a sorpresa. Quella del patron che, affidandosi alle colonne de Il Messaggero, ha lanciato una lunga lettera a cuore aperto ai tifosi biancocelesti. Che verte su più punti: difende la sua gestione e spiega la programmazione futura, parla dell’importanza dei Lazio club e punta a riaprire un dialogo con la tifoseria. Sarà troppo tardi? Difficile ottenga reazione sperata, d’altronde la Curva Nord è stata chiara: quest’anno nemmeno si abbona. Di seguito il testo integrale: “Cari tifosi laziali, scrivo direttamente a voi. A chi vive la Lazio ogni giorno. Scrivo a chi gioisce, a chi soffre, a chi critica, a chi pretende, a chi si arrabbia. Scrivo anche a chi oggi è distante, deluso, amareggiato. Non lo faccio per alimentare polemiche. Non lo faccio per chiedere indulgenza. Non lo faccio per dire che va tutto bene, perché non sarebbe vero e non sarebbe rispettoso della vostra intelligenza. Lo faccio perché sento il dovere, da Presidente della S.S. Lazio, di rimettere in fila alcuni fatti, alcune responsabilità e alcune prospettive. E soprattutto perché credo sia arrivato il momento di provare ad aprire una fase nuova: una fase di dialogo, di ascolto, di rispetto reciproco. La Lazio non è un’azienda qualunque. È storia, appartenenza, identità, sentimento. È una comunità popolare, profonda, orgogliosa. È una parte della vita di centinaia di migliaia di persone. Proprio per questo il confronto è legittimo. La critica è legittima. La contestazione fa parte della storia del calcio e della libertà dei tifosi. Ma il confronto deve restare dentro una cornice di rispetto, di verità e di responsabilità. Si può non essere d’accordo con una scelta tecnica, con una strategia societaria, con una comunicazione, con una stagione sportiva. Si può criticare il Presidente, la società, il mercato, il rapporto con la tifoseria. Ma ridurre oltre vent’anni di lavoro, sacrifici, responsabilità personali, risultati ottenuti e battaglie istituzionali a una caricatura significa non leggere fino in fondo cosa sia diventato oggi il calcio moderno. Ho sempre pensato che la Lazio dovesse restare padrona del proprio destino. Questa è stata, è e resterà una linea fondamentale. La Lazio deve competere, deve crescere, deve ambire alla vittoria. Ma deve farlo senza perdere dignità, autonomia, equilibrio e futuro. Il primo dovere di chi amministra un club non è inseguire l’applauso di un giorno. È garantire che quella società resti solida, libera e rispettata anche domani. So bene che questo principio, a volte, può apparire duro. So bene che il tifoso vuole vincere, vuole sognare, vuole vedere la propria squadra sempre più forte. È giusto che sia così. Anche io voglio una Lazio più forte. Anche io voglio una Lazio competitiva. Anche io voglio una Lazio capace di vincere. Ma la sostenibilità non è il contrario dell’ambizione. È il modo più serio per darle un futuro. In questi anni ho sempre messo la faccia. Nelle scelte facili e in quelle difficili. Nei momenti positivi e in quelli complicati. Ho combattuto nelle istituzioni sportive e politiche non soltanto per la Lazio, ma per difendere il sistema calcio nel suo complesso. Perché un calcio senza sostenibilità, senza regole, senza equilibrio, senza rispetto per i tifosi è un calcio destinato a perdere se stesso. Questo non significa non aver commesso errori. Chi decide può sbagliare. Chi governa una società importante come la Lazio sa di essere esposto, giudicato, contestato. Io non mi sottraggo. Ma chiedo che il giudizio tenga conto dell’intero quadro, non soltanto della parte più emotiva o più conveniente del racconto. E dentro questo quadro c’è un tema che voglio affrontare con chiarezza: il rapporto con i tifosi deve migliorare radicalmente. Lo dico senza ambiguità. La Lazio deve trovare forme nuove, serie e responsabili di ascolto, dialogo e coinvolgimento della propria gente. Esistono regole, vincoli stringenti, responsabilità giuridiche e istituzionali che spesso limitano il dialogo diretto e creano, in alcuni momenti, una barriera quasi invalicabile. Ma una barriera, se esiste, va affrontata. Non ignorata. Voglio dire anche una cosa personale. Può essere accaduto che, in qualche occasione, in un clima di forte tensione, amareggiato da parole dure, offese e attacchi continui, io abbia risposto al telefono in modo avventato, con toni che non avrei voluto usare e che possono essere stati percepiti come distanza o chiusura. Se questo è accaduto, me ne assumo la responsabilità. Ma voglio essere chiaro: non c’è mai stata, né ci sarà mai, una mancanza di rispetto verso i tifosi della Lazio. Il rispetto per chi ama questi colori viene prima di tutto. Ogni tifoso che mette tempo, risparmi, chilometri, passione, sacrifici personali e familiari per seguire la Lazio merita non soltanto rispetto, ma gratitudine. Perché senza questo amore quotidiano, senza questa appartenenza profonda, nessun club avrebbe davvero un’anima. E io, che ho l’onore e la responsabilità di rappresentare la Lazio, non posso e non voglio dimenticarlo”.