La relazione segnala difficoltà attuative, carenze di personale e differenze territoriali che limitano l’efficacia degli interventi
Le liste d’attesa continuano a rappresentare «una criticità strutturale del sistema sanitario» italiano. A evidenziarlo è la Corte dei conti nella relazione «L’attuazione delle misure finalizzate a ridurre le liste di attesa», approvata con deliberazione n. 54/2026/G. Il problema, secondo l’analisi, non dipende soltanto dalle conseguenze della pandemia, ma anche da fattori organizzativi, gestionali e di programmazione.
Nonostante il rafforzamento delle norme e dei finanziamenti, restano ostacoli che frenano il miglioramento dei servizi. In particolare, la magistratura contabile segnala che «persistono difficoltà attuative, carenze di personale e differenze territoriali che limitano l’efficacia degli interventi».
Finanziamenti e risultati non sempre proporzionati
Uno dei punti centrali della relazione riguarda il rapporto tra le risorse stanziate e i risultati ottenuti. La Corte rileva che «l’incremento dei finanziamenti non ha sempre prodotto risultati proporzionati in termini di prestazioni erogate e riduzione dei tempi di attesa».
Il nodo, dunque, non riguarda esclusivamente la quantità dei fondi disponibili, ma anche la capacità di trasformarli in prestazioni e in una riduzione concreta delle attese. L’aumento dei finanziamenti non si traduce automaticamente in un miglioramento dell’accesso alle cure, se restano irrisolte le difficoltà organizzative e operative individuate dalla relazione.
Personale e divari territoriali
Le carenze di personale si affiancano alle differenze tra territori, delineando un quadro nel quale l’efficacia delle misure continua a incontrare limiti. La relazione richiama così l’attenzione sulla necessità di valutare gli interventi non soltanto attraverso le risorse impegnate, ma anche sulla base delle prestazioni effettivamente erogate e dei tempi necessari ai cittadini per ottenerle.
Il giudizio della Corte mette quindi al centro l’attuazione delle misure: il rafforzamento finanziario e normativo, pur intervenuto, non ha ancora superato gli ostacoli strutturali che alimentano le liste d’attesa.

