L’imprenditore della Ditta Europea Umilty torna libero dopo oltre due anni di domiciliari

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Il Tribunale ha accolto l’istanza presentata dagli Avvocati Marco Passalacqua e Marco Traina che difendono nel processo in atto, Salvatore Luca Longo, titolare della ditta di marketing e pubblicità “Umilty Modelsharing Organization”. Era finito ai domiciliari il 18 Dicembre del 2020 e ora avrà il divieto di avvicinarsi e di contattare le presunte parti offese oltre al divieto di esercitare la sua attività professionale per un anno.

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L’imprenditore della Ditta Europea Umilty torna libero dopo oltre due anni di domiciliari

I giudici della seconda sezione del Tribunale di Palermo, hanno accolto la richiesta di revocare la misura cautelare, nonostante il parere contrario dei pubblici ministeri.

Il Collegio presieduto da Roberto Murgia, su istanza degli avvocati Marco Passalacqua e Marco Traina, che assistono l’imputato, ha stabilito che per prevenire soprattutto i pericoli di inquinamento probatorio e di reiterazione dei reati, sia sufficiente il divieto di avvicinamento o di contatti alle presunte vittime e l’interdizione per un anno dall’attività imprenditoriale. Il Collegio ha, tra l’altro, messo in evidenza come in quasi due anni e mezzo di detenzione ai domiciliari, il Sig. Longo abbia sempre rispettato tutte le prescrizioni.

avvocato traianaNel dettaglio, il Collegio ha ravvisato una oggettiva attenuazione del periculum libertatis, in relazione alla efficacia special-preventiva e dissuasiva ricollegabile all’applicazione della misura custodiale in atto per oltre due anni senza notizia di trasgressioni; alla partecipazioni ad un ciclo di incontri di sostegno psicologico; ed alla diffusione della notizia e del processo a suo carico su varie testate giornalistiche anche nazionali.

Tali condizioni giustificano a parere del Tribunale, un’allentamento del rigore delle cautele, in conformità ai principi di cosi detta gradualità e di ”assoluta necessità” nella limitazione delle libertà personali che informano la disciplina delle misure cautelari.

Il processo, per volontà del tribunale, alla luce degli “argomenti trattati”, si sta svolgendo ormai da mesi a porte chiuse, rendendo quindi impossibile ai giornalisti seguire e raccontare il dibattimento.

luca longo frizziIl Sig. Longo ha sempre respinto le accuse, sostenendo di aver “soltanto esagerato con i messaggi ai fini esclusivamente professionali per la maggior parte legati a collaborazioni chiuse senza il rispetto delle clausole contrattuali che prevedevano il rilascio di una lettera di sospensione contestualmente alle ricevute fiscali per i pagamenti ricevuti” perché “era un periodo difficile ed era esasperato per le difficoltà lavorative dettate soprattutto dal periodo del Covid e dalla disinformazione che spaventava le ragazze e che danneggiava fortemente l’operato professionale della Ditta”.

L’imputato, da Luglio 2022 (quando erano finiti i termini della misura cautelare per quasi tutte le ragazze) si trovava ancora ai domiciliari soltanto per i presunti reati commessi sulle uniche due presunte vittime minorenni nel periodo contestato.

Un dato certo è che delle numerose presunte vittime che si erano fatte avanti durante le indagini, nonostante le tante denunce raccolte dalla Procura, nel processo si sono costituite parte civile soltanto cinque ragazze, sentite già tutte durante il dibattimento, che insieme alle altre parti offese avrebbero un po’ rivisto le loro accuse, diminuendone sensibilmente la gravità delle querele esposte, e in alcuni casi hanno affermato di non ricordare bene come sarebbero andati i fatti. Intanto, dopo la decisione del tribunale, il processo andrà avanti con l’imputato libero, col divieto di avvicinare tutte le presunte vittime e soprattutto – per un anno – di riprendere la sua attività imprenditoriale per i possibili lavori inerenti la presenza di hostess, promoters e modelle/i.

Abbiamo seguito con attenzione questo caso, rispettando l’operato della giustizia che deve fare il suo corso, ma nell’intento di fare giornalismo con coscienza, si è più volte cercato di sensibilizzare l’opinione pubblica nel seguire i fatti senza dare ascolto ai sensazionalismi, a volte diffamatori, quando non si ha certezza di ciò che è avvenuto veramente.

Ascoltando le varie parti, più volte sono traspirati incertezze, dubbi e ripensamenti confermate dal fatto che sulle tanti parti coinvolti solamente in 5 si sono costituite parti civili.

Sicuramente il tempo darà tutte le risposte e si spera che, quando la verità verrà alla luce nella sua totale chiarezza, chi ha speculato su questa vicenda faccia le dovute riflessioni e abbia il coraggio di ammettere i propri errori.

In attesa che la giustizia ponga definitivamente termine a questa triste storia, ci impegniamo a tenervi aggiornati sui suoi sviluppi.

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