L’ultimo in ordine di tempo si chiamava Ali al-Hadi Mustafa al-Haqqani. “Ufficiale di alto rango delle unità di difesa aerea dell’organizzazione terroristica Hezbollah“, hanno annunciato le Israel Defense Forces su Telegram, “Haqqani era stato recentemente coinvolto negli sforzi per ricostituire l’infrastruttura militare” del Partito di Dio. Per questo le Idf lo hanno “eliminato” domenica nell’area di Harouf, nel sud del Libano. E’ la seconda vittima registrata a febbraio dalla guerra invisibile che Tel Aviv continua a condurre nel Paese dei cedri, dopo un gennaio da record. Secondo l’ultimo report di Alma Research, think tank israeliano che monitora il confine nord, nel mese appena concluso l’aeronautica dello Stato ebraico ha condotto 87 attacchi aerei in territorio libanese: il numero più alto da quando, il 27 novembre 2024, è entrato in vigore il cessate il fuoco. Il dato è più che raddoppiato rispetto a dicembre 2025, quando i raid erano stati 41, e porta la media mensile a circa 2,8 attacchi al giorno, il picco registrato dalla fine della guerra.
Di questi, 43 raid (il 49,4% del totale), hanno colpito l’area a
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