Chi ha l’estate nel cuore è proprio l’estate che va sempre ricercando, in ogni angolo di mondo, sfidando le stagioni e i calendari, anche quando l’agenda dice febbraio e le città del Nord si muovono in scala di grigi. Ed è seguendo questa bussola interiore che ci ritroviamo in Egitto, più precisamente a Marsa Alam, in un paradosso temporale meraviglioso. Il viaggio inizia molto prima dell’atterraggio, quando si prepara la valigia scavando nell’armadio alla ricerca dei vestiti leggeri e la mente già fantastica. Si parte presto, quando i piazzali dell’aeroporto di Malpensa sono ancora bagnati e l’aria ha quell’umidità che ti entra dentro. Il cielo è basso, grigio, con una nebbia sottile che impasta le luci e una pioggerellina intermittente, più fastidiosa che scenografica. Nella sala d’attesa si incrociano giacche impermeabili e cappucci, mentre sul tabellone la destinazione sembra quasi una promessa. Il contrasto con quello che ci aspetta è parte del viaggio. Si parte con il freddo nelle ossa e il desiderio di luce negli occhi; si decolla lasciando sotto nuvole e asfalto lucido, e si atterra con il
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