GINEVRA – È arrivato in Svizzera il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, per l’avvio ufficiale dei colloqui con la delegazione iraniana dedicati al programma nucleare di Teheran e al consolidamento dell’accordo provvisorio raggiunto nelle scorse settimane per ridurre le tensioni nella regione.
Prima della partenza, Vance ha dichiarato di prevedere una permanenza di uno o due giorni, esprimendo l’auspicio che dai negoziati possano emergere passi avanti concreti sia sul dossier nucleare sia sul fronte della stabilità regionale, con particolare attenzione alla tregua in Libano.
I colloqui si svolgono in un contesto particolarmente delicato. Nelle ultime ore Teheran ha annunciato la riapertura della navigazione nello Stretto di Hormuz dopo averne disposto temporaneamente la chiusura in seguito all’escalation delle tensioni con Israele. Le autorità iraniane hanno accusato l’esercito israeliano di aver violato il memorandum raggiunto con Washington attraverso una serie di operazioni militari nella regione di Nabatieh, nel Libano meridionale.
Secondo le informazioni diffuse dalle autorità locali, i raid avrebbero provocato decine di vittime, contribuendo ad aumentare ulteriormente la pressione diplomatica sulla regione.
La delegazione iraniana sarà guidata dal presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, figure chiave nella strategia negoziale di Teheran.
Intanto continuano a suscitare reazioni le dichiarazioni del ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, che ha affermato come la presenza militare israeliana in Libano possa protrarsi ancora per anni, alimentando i timori di una nuova fase di instabilità nell’area.
L’obiettivo dei colloqui svizzeri resta quello di trovare un equilibrio tra le richieste occidentali sul controllo del programma nucleare iraniano e le garanzie di sicurezza richieste da Teheran, in uno scenario internazionale che continua a essere segnato da forti tensioni geopolitiche.

