Le “POESIE” di Giuseppe Bellucci e la metafora della filigrana

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È stato presentato il 27 novembre, presso la chiesa Santa Maria della Salute a Viterbo, il nuovo libro di Giuseppe Bellucci, intitolato “Poesie”.

Il libro è l’ennesima testimonianza della vivacità culturale che sta attraversando la Tuscia e Viterbo in particolare.

La Tuscia si può considerare ormai una delle più belle realtà italiane nel settore della produzione culturale locale.

Quello che ora rimane da compiere è raggiungere la “dimensione di rete”; ossia connettere fra loro offerta e domanda attraverso incontri – come quello di oggi – e integrare luoghi di lettura, librerie, scuole, sedi istituzionali, spazi di socialità, siti online dedicati in un network di iniziative.

Capita quasi quotidianamente di incontrare persone che mi domandano dove si può trovare questo o quel libro e molti ormai ripiegano sull’acquisto online dimenticando che la libreria è non soltanto il luogo dove le persone trovano il libro ma un luogo d’incontro e condivisione.

Ad oggi la diffusione dei libri è spesso a carico dell’autore, come nel caso di Giuseppe Bellucci.

L’attivismo culturale locale non si esaurisce nel solo ambito letterario ma fiorisce anche in quelli musicale, storico-archeologico, sportivo, fotografico, del volontariato sociale.

Dopo aver letto il libro di Giuseppe Bellucci il modo più semplice per rintracciare il senso della sua opera è in una metafora; in questo caso la metafora della FILIGRANA.

La filigrana è quella particolare tecnica, inizialmente impiegata per confezionare gioielli, poi utilizzata anche nelle arti grafiche, che consiste nel realizzare disegni su particolari tipi di carta visibili soltanto in controluce.

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Non puoi vedere il disegno se non lo guardi in controluce.

La poesia di Giuseppe Bellucci è quella particolare controluce che permette di guardare attraverso il denso reticolo dell’esistenza e disvelare i suoi arabeschi migliori, quelli che spesso non vediamo ma si fissano nei ricordi e ci restituiscono cosa, come e perché abbiamo vissuto.

Come in Mogol, nelle poesie di Bellucci “l’innocenza e la consapevolezza sono alla minima distanza”.

L’innocenza si riconosce nei ricordi e nella semplicità dei riti quotidiani della vita, nell’intimità degli affetti, delle amicizie, delle arguzie e di tutto ciò che di buono viene tramandato di generazione in generazione che non di rado Giuseppe rappresenta nei suoi acquerelli o declama nell’antica ma difficile arte dell’ottava rima.

La consapevolezza sta nella circostanza che i versi di Bellucci distillano da questa materia vissuta gli aromi migliori, i valori profondi del vivere e del convivere; come a voler sommessamente praticare un’indiretta pedagogia dell’esistenza.

Un apprezzamento per la casa editrice che ha voluto investire sul libro di Bellucci: EDIZIONI ARCHEOARES, un ramo del piccolo ma importante network “ARCHEOARES” che opera nel settore della cultura e della comunicazione culturale, che gestisce vari importanti musei e siti storico-culturali locali ed ha affiancato a questa rete di servizi anche una vivace produzione editoriale.

L’incontro con l’autore, moderato da Anna Maria Stefanini e introdotto da Raffaele Donno, vicepresidente dell’Associazione Archeotuscia, è stato un percorso attraverso la poesia e le sue sfaccettature e nella storia di un uomo, Giuseppe Bellucci, e nei suoi versi.

Sul filo coerente di un percorso nel tempo, Bellucci ricorda la giovinezza, la nostalgia, le tradizioni forti della sua e della nostra terra, l’amore per la poesia e per l’arte.

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L’autore non rinuncia a rilanciare in avanti il gioco della vita, per riscoprirne l’inaspettata bellezza.

Giuseppe Bellucci è nato a Blera nel 1950. È stato ufficiale superiore dell’Arma dei Carabinieri. È Cavaliere al Merito della Repubblica.
Collabora con giornali on line e riviste periodiche.

Pittore, disegnatore, attore teatrale, ha conseguito numerosi premi e ha pubblicato diversi libri per Edizioni Archeoares “Da Cellere a Capalbio” e “Nel regno di Tiburzi”, oltre al libro “Poesie”.

L’evento è stato organizzato dall’Associazione Archeotuscia di Viterbo, presieduta dal dott.Luciano Proietti.

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