Lavoro, stipendi al palo: perso l’11% del potere d’acquisto dal 2021

Lo studio dell'Indeed Hiring Lab evidenzia l'emergenza italiana: la crescita salariale non tiene il passo con l'aumento dei prezzi.

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In Italia, l’impennata dell’inflazione post-pandemica ha causato una severa erosione del potere d’acquisto. Secondo l’analisi dell’Indeed Hiring Lab, tra gennaio 2021 e gennaio 2026, il valore reale dei salari pubblicati negli annunci di lavoro sul portale è crollato dell’11,1%.

Mentre il resto dell’Eurozona mostra segnali di ripresa, l’Italia emerge come una preoccupante anomalia. Paesi come Paesi Bassi, Germania, Irlanda e Francia sono vicini a recuperare i livelli pre-shock (con indici prossimi a 100), mentre il dato italiano si ferma a un indice di 89,9. Questo significa che le retribuzioni offerte sono inferiori di oltre 10 punti percentuali rispetto all’inflazione cumulativa del periodo.

A preoccupare è la tendenza attuale: nei 12 mesi precedenti a gennaio 2026, i salari negli annunci sono cresciuti solo dello 0,3%, a fronte di un’inflazione dell’1,0%. Il divario, invece di chiudersi, continua ad ampliarsi.

Secondo Lisa Feist, economista di Indeed, la causa non è la scarsa domanda di lavoro — che resta anzi superiore ai livelli pre-pandemici — ma fattori strutturali profondi, come i cronici ritardi nel rinnovo dei contratti collettivi nazionali. Con il rallentamento generale della crescita salariale nelle economie avanzate, il rischio per l’Italia è che il ritorno al pieno potere d’acquisto diventi un processo estremamente lungo e incerto.

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