La stangata: carburante alle stelle, l’auto diventa un lusso

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Oltre 30 centesimi in più in un anno: stop al pieno, rifornimento da 5-10 euro.

L’auto viaggia in riserva fissa, perché da mesi nella colonnina non finiscono più di 5 euro per volta. Che, con i prezzi di oggi, corrispondono a neppure 3 litri di benzina o gasolio, quantità irrisoria che non basta per spegnere la spia color arancio. Ma c’è anche chi svuota il salvadanaio, nella fila del “servito” porge all’addetto una manciata di monete e di fronte allo sguardo perplesso spiega: «Sono sufficienti, perché devo fare pochissimi chilometri, poi l’auto la parcheggio, con quello che costa la benzina…» Sono storie vere e sempre più frequenti, conseguenza del rincaro generale dei prezzi che ha portato il carburante a toccare cifre che non si vedevano dai tempi dei picchi del 2014, con un aumento di 33-34 centesimi al litro in appena 12 mesi.

L’effetto immediato è che l’auto diventa un bene di lusso e si usa solo se strettamente necessario: per esempio, per accompagnare i figli a scuola o per fare la spesa grossa al supermercato. Poi basta, motore spento e ci si sposta a piedi oppure si sta a casa, niente viaggi, niente sprechi. «Le vendite sono crollate del 50%, i clienti sono diminuiti ed è calata in maniera impressionante la spesa degli automobilisti: ora la media è 20 euro, ma è in crescita la percentuale di chi al rifornitore spende massimo 10 euro per volta e spesso anche di meno. Solo chi è costretto per ragioni di lavoro fa il pieno, la maggior parte delle persone preferisce mettere di volta in volta la quantità minima necessaria».

 

 
 
Pinello Balia, presidente dell’Angac, il sindacato autonomo dei gestori carburante, descrive una situazione drammatica per tutte le parti coinvolte: «Per il comparto, che vede precipitare le vendite e perde posti di lavoro, e per gli utenti, costretti a rinunciare all’auto a causa dei rincari. E non è finita, perché nelle prossime settimane il prezzo salirà ancora e sforerà sempre più spesso i 2 euro al litro. Per questo è necessario stabilire subito un prezzo fisso e bloccato, uguale per tutti, per alcuni mesi. Solo così potremo affrontare questa crisi terribile».
Carburante alle stelle. Un anno fa, febbraio 2021, la benzina alla colonnina self service costava 1,519 euro al litro, oggi il prezzo medio è 1,849 al litro. Il diesel nello stesso periodo è passato da 1,379 a 1,719 al litro. Rifornendo alle pompe cosiddette bianche, cioè non gestite dalle compagnie petrolifere, si risparmiano mediamente una decina di centesimi al litro. Scegliendo la modalità “servito” si possono spendere invece dai 20 ai 50 centesimi in più per litro di carburante. Il doppio prezzo esiste solo in Italia e secondo gli addetti ai lavori andrebbe eliminato subito: meglio un costo unico garantendo un minimo di servizio a tutti. Anche perché, contrariamente a quanto pensano in molti, del sovrapprezzo del servito non giovano i gestori ma quasi esclusivamente le compagnie: «La nostra percentuale è 3,5 centesimi per ogni litro in modalità self, 6 centesimi con l’opzione servito. Tutto il resto va alle compagnie».
Effetto pandemia. Come in un’altalena, dal 2020 a decidere i prezzi è la potenza del virus. Durante il lockdown da marzo a maggio, quando tre quarti delle auto sono sparite dalla circolazione, il carburante è crollato: la benzina è scesa sino a 1,350 al litro, il gasolio sotto 1,240. «Gli unici clienti erano le ambulanze, le forze dell’ordine e i pochi che si spostavano per lavoro. Stop. Un periodo durissimo – dice Balia – nel quale moltissimi hanno resistito stringendo i denti, ma tanti non ce l’hanno fatta e hanno affidato gli impianti ad altri. Quasi ovunque sono stati chiusi i bar delle stazioni di servizio: l’ho dovuto fare anche io e non l’ho mai riaperto perché non ci sono le condizioni. A malincuore, dopo la cassa integrazione, sono stato costretto a licenziare tre dipendenti». Dopo il lockdown e le prime riaperture, il prezzo del carburante è di nuovo salito sino a ritornare, verso la primavera 2021, ai livelli pre Covid del 2019.Ma le vendite sono rimaste basse, sia per le difficoltà economiche delle famiglie sia perché la libertà di circolazione è rimasta limitata. Poi, a partire dall’ultimo trimestre 2021, la nuova impennata, con il pieno che costa in media dai 15 ai 20 euro in più in modalita self e sfiora i 25 euro se si sceglie il servito. Centesimo in più o in meno, i rincari hanno riguardato tutti gli impianti. Girare per cercare quello “low cost” non ha più senso: si rischia infatti solo di consumare quel poco di carburante che resta nel serbatoio.
Fonte: La Nuova Sardegna.it

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