ROMA – La Camera dei Deputati ha respinto, con voto segreto, l’emendamento presentato da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc alla legge elettorale (disegno di legge n. 1.1077) che avrebbe introdotto, accanto al capolista bloccato, la possibilità per gli elettori di barrare fino a tre preferenze della stessa lista. La decisione è maturata per una maggioranza risicata: 188 contrari contro 187 favorevoli, con la bocciatura arrivata dunque per un solo voto.
La misura, sostenuta dalla coalizione di centrodestra, mirava a riconoscere agli elettori maggiori margini di scelta all’interno delle liste, pur mantenendo la figura del capolista non modificabile. Lo stop della Camera rappresenta una battuta d’arresto per il progetto e riapre il confronto sul sistema di selezione dei candidati nei collegi.
Botta e risposta politico
Immediata la reazione della leader del Partito Democratico, Elly Schlein, che ha interpretato il voto come una netta risposta all’esecutivo: “Voto contro l’arroganza di Meloni, a casa”, ha commentato, collocando la sconfitta parlamentare in chiave politica più ampia.
Di contro, fonti della maggioranza hanno espresso delusione per l’esito della votazione, segnalando come la bocciatura dimostri le divisioni interne e la fragilità numerica sul tema. In seguito al voto segreto, l’opposizione — in parte — ha scelto di ritirare quasi tutti gli emendamenti presentati, in un tentativo di ricondurre il dibattito su binari meno conflittuali.
Cosa cambia e prossimi passi
Con il no all’emendamento resta in vigore la disciplina che prevede il capolista bloccato senza la possibilità di esprimere fino a tre preferenze nella stessa lista. La sconfitta di misura potrebbe tuttavia riaprire negoziati tra i gruppi parlamentari nelle prossime fasi dell’esame del ddl, mentre i partiti potrebbero valutare nuove proposte alternative o confronti politici pubblici per recuperare terreno.
L’uso del voto segreto in Aula, in una votazione che ha deciso la sorte di una norma cara alla maggioranza, sottolinea la sensibilità del tema e la possibilità che altri passaggi parlamentari riservino ulteriori sorprese.

