Parole forti, inequivocabili. Kevin De Bruyne, direttamente dal ritiro del Belgio in vista dei Mondiali d’America, ha parlato del Napoli e dell’ultimo cambio della guardia, con l’addio al tecnico Antonio Conte. S’è detto contento, KDB. D’altronde, non è novità, non c’è mai stato feeling. “Idee di calcio completamente differenti, un 5-4-1 di stampo difensivo, posizione innaturale. Promesse che non sono state mantenute”. Queste, in sintesi, le parole dai contenuti più importanti espresse ai media delle Fiandre.
Per 4 mesi non c’è mai stato, complice quell’infortunio dal dischetto con l’Inter che logorò la sua stagione. Ma forse, per Conte, fu meglio così. Ancora una volta un campione, pur chiaramente lontano dal suo prime, con cui Conte fatica. Rigorosi principi dogmatici, una tela che viene prima di tutto e quell’abnegazione che non deve mai mancare. Difficile concedere alla creatività sulla tre quarti la possibilità di esprimersi. Come fu con Fabregas, come fu con Eriksen, come fu con tanti altri elementi del genere.
Ora, il prossimo allenatore pronto a sbarcare a Napoli non è che passi alla storia come volto d’espressione, filosofia o calcio offensivo. Ma Max Allegri è differente. Parte dal campione, dai grandi giocatori. E soprattutto concede loro libertà d’espressione. Con loro, grande capacità di gestione e di catturar le loro menti. Ecco perché stavolta potrebbe esse diverso. Da comprendere le motivazioni di De Bruyne dopo il Mondiale, il suo stimolo più grande. Ma non è uno a cui piace perdere parentesi. Ed in questa A, a ritmi più blandi di altre leghe, può ancora dire la sua, eccome.

