TEHERAN – Dopo 48 ore di forte escalation militare, Iran e Israele hanno annunciato la sospensione delle operazioni belliche, allentando la tensione che nelle ultime ore aveva fatto temere una nuova e più ampia fase del conflitto in Medio Oriente.
A mostrare ottimismo è stato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che parlando con i giornalisti al termine della finale Nba ha dichiarato di essere fiducioso sulla possibilità di raggiungere un’intesa con Teheran in tempi brevi. “Siamo nelle fasi finali di quello che sarà un ottimo accordo”, ha affermato il presidente americano, ribadendo che Washington non consentirà all’Iran di dotarsi di armi nucleari. Trump ha inoltre sostenuto che l’eventuale intesa sarebbe “molto migliore” rispetto a quella siglata durante l’amministrazione Obama.
La tregua tra Iran e Israele, entrata in vigore l’8 aprile dopo oltre cento giorni di guerra, era stata messa seriamente a rischio dagli ultimi bombardamenti reciproci. A contribuire alla de-escalation è stato anche l’intervento della Casa Bianca, che nelle scorse ore aveva invitato pubblicamente entrambe le parti a interrompere immediatamente gli attacchi.
Teheran è stata la prima a comunicare la conclusione delle proprie operazioni militari contro Israele. In una nota, il comando delle forze armate iraniane ha definito l’offensiva una “severa rappresaglia”, avvertendo però che eventuali nuove azioni israeliane, comprese operazioni nel sud del Libano, provocherebbero una risposta ancora più dura.
Poche ore dopo è arrivata la conferma da parte del premier israeliano Benjamin Netanyahu. “Le ostilità su questo fronte sono cessate”, ha dichiarato il capo del governo, precisando tuttavia che Israele continuerà a difendere i propri interessi strategici e reagirà con fermezza a qualsiasi nuova minaccia proveniente dall’Iran.
Intanto l’attenzione diplomatica resta alta. Nelle prossime ore è prevista una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dedicata alla questione iraniana e al tema delle sanzioni internazionali. Sul fronte giudiziario, inoltre, il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben Gvir risulta indagato dalla Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta legata alla Flotilla, nella quale vengono ipotizzati i reati di tortura e sequestro di persona.

