Ottavo cambio della guardia. Salta un’altra panchina in Serie A. E stavolta, francamente, per quanto doloroso sembra inevitabile. Perché stavolta la crisi ha avvolto la rivelazione della prima metà della stagione, la Cremonese di Davide Nicola, maestro per eccellenza delle salvezze più improbabili e disperate. Con un colpo così per la panchina, con l’entusiasmo di Vardy, la Cremo aveva chiuso novembre nella parte sinistra della classifica; e c’era persino qualcuno che aveva cominciato a sognare l’Europa.
Da quel sette dicembre però, data dell’ultima vittoria sul Lecce, tutto è cambiato: un’involuzione quasi senza precedenti, nemmeno il mercato di gennaio ha dato una mano, la squadra è ancora a secco di vittoria nel nuovo anno solare 2026. Tant’è che progressivamente è stata totalmente risucchiata, fino agli ultimi picchi, l’apice del non ritorno: il doppio scontro diretto salvezza perso in fila tra Lecce e Fiorentina. La Cremonese, oggigiorno, è terzultima da sola: ormai principale candidata alla retrocessione dando per quasi assodato la doppia caduta libera di Verona e Pisa.
Nel calcio, se non puoi cambiar i calciatori, cambi chiaramente l’allenatore. Che è quello che paga per tutti. Bene, o si fa per dire: anche in questo caso. Saltato Nicola, ufficiale l’esonero all’ora di pranzo: tutto è pronto per l’avvento di Marco Giampaolo. Ottavo cambio in panchina 2025/26 in A, dunque. Cremonese particolarmente addolorata e restia, ma dopo tre mesi e mezzo senza vittoria diventava quasi inevitabile. Giampaolo significa comunque progetto: contratto fino al 2027, anche in caso di B resterà per ricostruire. Per l’ex Lecce (con cui beffardo destino dovrà provare a giocarsi la salvezza a distanza di qui a maggio) si tratta di un ritorno in biancorosso: la prima esperienza a cavallo della stagione 2014/15.


