Ora è ufficiale. Evidentemente, presunte manie di protagonismo non hanno sortito gli effetti sperati. Dopo aver incassato centinaia di milioni su milioni di euro, il presidente della Fifa Gianni Infantino non avrebbe desiderato nient’altro che rilanciar ancora di più e proprio sotto il mero aspetto economico per una ricchezza potenzialmente sfrenata avrebbe voluto addirittura vender quote dei Mondiali ad enti/società/realtà/aziende private.
Ma immediatamente, la cassa di risonanza mediatica successiva alle esternazioni e prime mosse in tal senso in settimana non è stata esattamente quel che avrebbe desiderato. E’ arrivata una pioggia di critiche e contestazioni, ma pure a fatti: per esempio, lo zoccolo duro del calcio mondiale come le federazioni e nazionali europee avevano minacciato e nero su bianco quanto e come non sarebbero minimamente scese in campo nei prossimi Mondiali Fifa.
A seguito del comunicato di rigetto Uefa è arrivato altresì quello della Concacaf; la stessa Asia ha saldamente respinto, tant’è che il braccio destro Cordeiro da maggior consigliere aveva rassegnato le sue dimissioni. Le uniche a non esprimersi furono le sudamericane e tantomeno le africane, in quanto la Confederazione africana nutre storicamente grossi rapporti “infantiniani” negli ultimi anni.
Allora, sotto processo ed in piena tempesta, c’ha pensato direttamente la Fifa a smentire ogni idea, categoricamente: “Dopo aver ascoltato attentamente tutti i punti di vista, è emerso chiaramente che il progetto ha creato divisioni di una natura tale che, a prescindere dal livello di supporto, non è più nell’interesse dell’obiettivo prefissato. Il nostro scopo è sempre stato e sarà sempre unire e migliorare. Di conseguenza, questa proposta non verrà portata avanti”. Lo stesso Infantino spiga: “Il mio obiettivo sarà quello di unire di nuovo tutte le parti interessate nei prossimi giorni e settimane, nello spirito di un interesse comune per il nostro sport e con l’obiettivo”.

