Gianni Infantino ancora nell’occhio del ciclone. Anzi, giorno dopo giorno se non ora dopo ora vacilla sempre di più la sua posizione. Ormai è chiaro a tutti: non sarà più presidente della Fifa. Il suo regno, durato undici lunghi anni, è destinato a tramontare. A breve, se non brevissimo.
Vacilla eccome, già dai giorni d’oggi, la sua poltrona. Nonostante il Consiglio Fifa, riunito a Rabat, abbia deciso settimana scorsa di proseguire con l’elvetico al timone. Anche per convenienza: una vera e propria fiducia a tempo, visto che a novembre andranno raccolte le nuove candidature di quelle che già a marzo prossimo saranno le elezioni che decreteranno il nuovo numero uno del calcio mondiale.
Contro la Fifa, e soprattutto contro Infantino, nelle ultime ore non s’è più scagliata soltanto l’Uefa. Bensì anche la Confederazioni africane e nordamericane. Con una clamorosa lettera congiunta firmata dai loro rispettivi presidenti Montagliani e Al Khalaifa, anche Concacaf e Caf hanno decretato la loro ostilità verso principi e valori del regno Infantino, non soltanto decantandone l’impossibilità ad una fantascientifica ricandidatura, bensì re-invitando la Fifa e riconsiderarne all’istante il ruolo da presidentissimo.
Al centro, come sempre, la proposta di vendere quote delle prossime edizioni dei Mondiali a privati. Il comunicato congiunto tra Ceferin e le altre confederazioni parla di inganno e fiducia tradita: “Il calcio è la più grande passione condivisa del mondo. Non appartiene a nessun individuo e a nessuna istituzione. Appartiene ai giocatori, ai tifosi, ai club, alle federazioni e a ogni istituzione incaricata di salvaguardarne il futuro. È in questo spirito, in quanto confederazioni che rappresentano i propri membri, che oggi parliamo collettivamente. Non si tratta di soldi – si legge e spiega, nei tratti più significativi che qui riportiamo – Si tratta di qualcosa di più fondamentale: l’integrità del calcio e l’integrità di coloro che sono stati eletti per guidarlo. Quando la fiducia viene tradita con l’inganno, quando una sola persona si pone al di sopra della collettività che gli ha affidato un’autorità, quel dovere viene meno. Nella sua recente lettera ai vicepresidenti e alle 211 federazioni affiliate, la FIFA riconosce che sono stati commessi errori. Li definisce un errore di comunicazione, quando in realtà ciò a cui il mondo del calcio ha assistito è stato un errore di valutazione. Una proposta avanzata in tempi ristretti, senza adeguate consultazioni e presentata entro una scadenza che impediva alle federazioni di esaminarne correttamente i termini, non è frutto di una svista, bensì di una strategia volta a limitare il controllo”.

