Non ci sono elementi per reggere in un determinato processo. Così la Procura di Milano ha fatidicamente scagionato l’ex capo degli arbitri, Gianluca Rocchi, all’interno dell’inchiesta che lo vedeva indagato con l’ipotesi di frode sportiva.
Il comunicato della Procura di Milano che presenta la richiesta di archiviazione del caso porta la firma del procuratore Marcello Viola ed allo stesso tempo dal PM Maurizio Ascione il quale, dopo un lavoro a stretto giro nell’ultimo mese con Paolo Ielo, saluterà tra l’altro per trasferirsi alla Procura Europea.
Dopo due anni di indagine, l’accusa era quella di designare gli arbitri a proprio gradimento, tra mosse e pressioni. Ma non ci sarebbe stata alcuna combine, in un’indagine in cui nelle ultime settimane era stata tra l’altro iscritta anche l’Inter oggi a tutti gli effetti scagionata anche lei. Il Procuratore Viola in particolare “distingue tra la frode sportiva penalmente rilevante, che presuppone condotte fraudolente, astrattamente idonee e volte a incidere sulla regolarità della singola gara, dalle condotte di interferenza oggettivamente prive di tali caratteristiche”.
A seguito dell’archiviazione, gli atti sono stati trasmessi alla Procura federale della Figc ed alla Procura generale dello sport presso il Coni e anche alla Commissione parlamentare antimafia: “La trasmissione degli atti alla Procura Federale è volta a consentire ai competenti organi la valutazione dei fatti di possibile interesse nel quadro dell’ordinamento sportivo”.
Per il filone intrinseco che vede invece le presunte bussate alla Sala Var durante gli ultimi anni di Serie A (e le partite sono 4), la Procura ha trasmesso a quella di Monza i fatti in quanto competente per territorio.

