MONZA – Quel che è successo a Monza è francamente indescrivibile. Perché forse, parliamo della più grande emozione mai provata a casa nostra per colori differenti dalla Rossa. Non possiamo che esultare, comunque, ma soprattutto tributare un talento che da predestinato ha già iniziato a scandire storia generazionale.
Kimi Antonelli ha vinto a Monza. E sembra quasi che nelle ultime settimane si sia divertito evidentemente ad aspettare qualche GP, a gestire ed amministrare gli altri che tra loro perdevano punti e lui restava sempre lassù in sella al comando, perché stava calibrando l’appuntamento da non sbagliare: quello per la storia, già, quello per il sentimento.
Qualcosa di epico, francamente cinematografico. Partiva dalla 19° posizione in griglia, una rimonta senza senso. Un fenomeno, a cui senz’altro s’è incastrato tutto perfettamente bene quasi come disegno divino, ma la standing ovation va a ciò che gli ha permesso tutto questo: talento e determinazione come quasi mai si fossero ammirate da queste parti.
Kimi Antonelli ha vinto Monza e scappa lassù, un colpo mediatico sì ma al contempo significativo anche in classifica: torna a vincere e scappa. Un italiano non vinceva a Monza da 60 anni precisi, all’epoca fu Scarfiotti nell’ormai remoto 1966; un italiano non andava a podio da Fisichella in Renault, ben 21 anni fa nel 2005.
Dietro di lui il compagno George Russell, chiude ancora Verstappen. Fuori da podio stavolta le McLaren: niente tris per Norris solo quinto, Piastri quarto. Disastro Ferrari: Hamilton solo sesto, Leclerc addirittura incidente al secondo giro. Un’edizione domestica delittuosa per gli amanti della Rossa, senz’altro, ma che non posso far altro che alzarsi tutti in piedi e tributare l’omaggio a quello che va già consacrato come un predestinato per il decennio che verrà.

