3 Novembre 2026

Il ‘mostro’ che ha cambiato la storia climatica: analisi dell’onda record da 16,6 metri

Lo studio scientifico fotografa la vulnerabilità dell'Italia dopo la tempesta: ecco le coste meridionali rimaste esposte alle inondazioni dopo il disastro di inizio anno
3 Novembre 2026
Un'onda generata dal ciclone Harry
Il passaggio del ciclone Harry nel Mediterraneo centrale ha riscritto la storia climatologica del nostro bacino. Una boa ha registrato nel Canale di Sicilia un’onda record di 16,6 metri, l’altezza più elevata mai misurata strumentalmente in questo mare chiuso. I dati scientifici evidenziano dinamiche ormai simili a quelle oceaniche, amplificate dal riscaldamento globale.

La ricerca rivela che la vulnerabilità non dipende solo dalla violenza della mareggiata, ma da precisi fattori geologici locali chiamati amplificatori. Canyon sottomarini, pianure alluvionali e depressioni costiere imbutiscono l’energia marina, spingendo le inondazioni fino a oltre 500 metri nell’entroterra.

In Italia, le coste maggiormente a rischio si concentrano nel Meridione. Sulla costa ionica e sud-orientale della Sicilia si sono registrati i danni maggiori, con onde superiori ai 10 metri che hanno devastato le infrastrutture balneari. La Calabria risulta altamente vulnerabile lungo la fascia ionica a causa dell’accumulo di acque marine e dei conseguenti allagamenti costieri.

Anche la Sardegna è fortemente esposta, in particolare nei settori centro-meridionali e orientali, dove le violente mareggiate sono capaci di penetrare profondamente nei centri abitati. Infine, in Puglia la zona del Salento risente gravemente delle correnti marine, subendo onde fino a 5 metri che accelerano in modo preoccupante i fenomeni di erosione costiera.

I risultati complessivi dimostrano l’urgenza di mappare questi amplificatori morfologici tramite le moderne piattaforme digitali. Questa azione è fondamentale per pianificare adeguate barriere protettive ed evitare una sistematica distruzione del sistema costiero.