
Il lato oscuro degli scontrini che tieni in tasca, dagli scarti del legno la soluzione per carte termiche meno tossiche
Lo scontrino che infiliamo distrattamente nel portafoglio, quello che si scolorisce nel giro di poche settimane e finisce dimenticato in fondo a una borsa, è molto meno banale di quanto sembri. La carta termica, utilizzata da decenni per stampare ricevute fiscali, biglietti e ticket, è al centro di un problema sanitario e ambientale che riguarda...
Lo scontrino che infiliamo distrattamente nel portafoglio, quello che si scolorisce nel giro di poche settimane e finisce dimenticato in fondo a una borsa, è molto meno banale di quanto sembri. La carta termica, utilizzata da decenni per stampare ricevute fiscali, biglietti e ticket, è al centro di un problema sanitario e ambientale che riguarda tutti, anche chi pensa di non averci mai fatto caso.
Da anni sappiamo che la carta termica tradizionale contiene Bisfenolo A (BPA), una sostanza chimica già nota per i suoi effetti sul sistema ormonale. È lo stesso composto che ha sollevato forti preoccupazioni quando veniva usato nei biberon e nei contenitori per alimenti. Il BPA, infatti, è un interferente endocrino: imita l’azione degli estrogeni e può alterare l’equilibrio ormonale, con effetti che la scienza sta ancora studiando nel dettaglio.
Un rischio invisibile
Il punto critico è che, negli scontrini, il BPA non è sigillato o “intrappolato”. Al contrario, può passare dalla carta alla pelle semplicemente toccando una ricevuta. Alcuni studi hanno mostrato che l’assorbimento aumenta in modo significativo se si maneggiano gli scontrini dopo aver
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