Il conflitto ha accelerato la transizione energetica. Ma ora da che parte si va?

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Il 24 febbraio 2022 Vladimir Putin dava ufficialmente inizio all’invasione dell’Ucraina, sconvolgendo l’equilibrio internazionale e trent’anni di relativa pace nel continente europeo. La mossa era stata pianificata con attenzione, almeno per quanto riguarda il settore dell’energia, da mesi, se non anni. Su queste colonne, a settembre 2021, vi abbiamo dato conto della strategia russa per lasciare l’Europa a corto di gas l’inverno successivo. Poche settimane dopo, un rispettato manager nel mondo del gas (passato, e poi allontanatosi, da Gazprom) ci aveva avvertito del “comportamento discutibile” del fornitore russo.

A distanza di oltre un anno, la strategia di Putin è ancora più evidente. In qualità di fonte di quasi il 50% del gas importato dall’Europa, lo zar era certo che la logica mercantilista dei Paesi Ue avrebbe ovattato l’opposizione all’invasione dell’Ucraina e frammentato il fronte occidentale. La propaganda del Cremlino ha alimentato la tensione dipingendo scenari terrificanti di città europee senza energia, nella morsa del gelo. Ma le capitali europee hanno risposto condannando l’invasione e optando per la diversificazione, portando le importazioni di gas russo poco sopra al 10%

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