La certezza, sui dati rubati dei 5mila agenti Digos da parte di hacker cinesi, per ora è il movente: sapere dove si trovano i dissidenti di Pechino, ma anche chi sono gli addetti della pubblica sicurezza incaricati di proteggerli. “Gli attacchi erano finalizzati a tentare di localizzare i cittadini cinesi dissidenti presenti nel territorio italiano e ad identificare i poliziotti delle Digos impegnati nelle attività investigative nei confronti dei gruppi cinesi operanti in Italia”, scrive in una nota il Dipartimento di pubblica sicurezza del ministero degli Interni. Per fortuna, “non risultano essere stati esfiltrati dati attinenti a elementi sensibili su attività operative”. Ovvero, sarebbero al sicuro le informazioni contenute nel fascicolo delle indagini della procura di Prato, sulla criminalità di origine cinese. Tuttavia, Lirio Abbate su Repubblica conferma (senza smentita) come i dati degli agenti siano effettivamente nelle mani di delinquenti cyber. Che gli autori del colpo provengano dal paese del Dragone, lo sottoscrive anche il Viminale citando “attacchi informatici di matrice cinese“. Si tratterebbe di spionaggio, non di sabotaggio contro i sistemi informatici del ministero dell’Interno.
Localizzare i dissidenti:
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