Guerra all’Ucraina, ecco chi la finanzia. Cresce export russo

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L’Europa ha fallito l’ennesima prova. Chiamata a un atto politico serio e importante di fronte alla guerra in Ucraina, si è pero suicidata, dando ancora dimostrazione del peggio di sé. E a pagare il prezzo più caro sono ovviamente i cittadini (italiani soprattutto). Senza una politica energetica comune, nonostante i proclami, le mosse mediatiche e gli hashtag, ogni 10 minuti l’Ue versa nelle casse del Cremlino – finanziando quindi di fatto l’offensiva contro l’Ucraina – tre milioni e mezzo di euro. Come spiega Il Sole 24 Ore, “è il conto per acquistare idrocarburi russi. Pagato dai Paesi dell’Unione Europea, anche tramite i loro contribuenti. I Paesi Ue con una mano forniscono miliardi di euro in armi pesanti all’esercito ucraino perché sconfigga quello russo. Con l’altra, acquistando energia, finanziano il regime di Vladimir Putin, il quale a sua volta destinerà buona parte delle entrate per pagare la sua guerra contro l’Ucraina”.

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Attacca ancora Il Sole: “I Paesi europei sembrano destinati a perdere comunque. Anche in politica. Al quarto mese di conflitto comincia ad incrinarsi l’anelito di solidarietà verso l’Ucraina. I danni alle rispettive economie si stanno riflettendo sulla tenuta di diversi Governi e su quella inedita compattezza mostrata nei primi mesi di guerra. In Europa c’è anche chi fa i conti di quanto questa guerra ci costa sul fronte energetico. Il Center for Research on Energy and Clean Air (Crea) calcola in tempo reale le importazioni europee di idrocarburi dalla Russia dal primo giorno di guerra, i1 24 febbraio. Alle 20 di ieri sera, 119esimo giorno, il conto dell’export russo verso l’Ue ammontava a poco più di 62 miliardi di euro”.

Di questi 30,5 miliardi in gas naturale, 30 in greggio e 1,8 in carbone. Dal 24 febbraio dalla Ue ogni giorno sono entrati oltre mezzo miliardo di euro in idrocarburi nei forzieri del Cremlino. “Finora a Putin le cose non sono andate male. Certamente non come si auguravano tutti quei Paesi, Stati Uniti in testa, che avevano comminato le sanzioni. Nei primi 100 giorni di guerra la Russia ha guadagnato globalmente 93 miliardi di euro in export di combustibili fossili. L’Ue ha pagato i1 61% (circa 57miliardi) di questa ingente somma”. E l’Italia? “Resta nuda, senza alternative in grado di sostituire completamente il gas russo che consumava”. Ma c’è un altro paradosso: “Meno la Russia esporta, più ci guadagna”. E l’Europa, che aveva dichiarato guerra agli idrocarburi, oggi è costretta a importare dagli Usa a prezzi esorbitanti proprio quello shale gas considerato come il peggiore dei mali a causa del processo di estrazione molto inquinante.

In tutto questo, l’export russo aumenta. “L’Europa cerca (a fatica) di prendere le distanze dal petrolio russo, ma l’India e ora anche la Cina comprano a piene mani, seguite da molti altri Paesi emergenti che un mese dopo l’altro, attirati da sconti di prezzo crescenti, intensificano gli acquisti. Il risultato è che oggi Mosca – nonostante le sanzioni occidentali – è tornata a esportare come e più di quanto faceva prima della guerra in Ucraina: addirittura a ritmi che non raggiungeva da tre anni se si guarda al greggio trasportato via mare, con volumi medi di 3,88 milioni di barili al giorno nella prima metà di giugno, stima Kpler. Di recente il greggio russo ha trovato uno sbocco anche in Africa, osserva Rystad, con flussi intorno a 200mila bg a giugno che «potrebbero rafforzarsi nei prossimi mesi»”. Un vero capolavoro europeo.

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