Il glamour non convenzionale della griffe resta, in nuce, ma è come se all’ufficio stile interno fosse stato chiesto di togliere, semplificare, ricercarne l’essenza. Così, spariscono quasi del tutto sovrapposizioni e ricami, trovate scenografiche e suggestioni gender fluid, stampe variopinte, incursioni pop, strizzatine d’occhio al vintage e quelli che oggi sembrano lontani eccessi e sottolineature volutamente ridondanti. Non possiamo definirlo un passo indietro, ma un passo di lato sì: in direzione di un’estetica almeno un po’ più lineare e semplice, e certamente molto più rock e rough. Ci sono sempre le paillettes, ci sono i pantaloni di vernice, ci sono lunghe gonne con spacchi altrettanto lunghi; non c’è nulla di convenzionale insomma che possa appiattire tanta inventiva. Ma i colori sono uniti, delicati, sofisticati e accostati con grande gusto. La pelle nera dà una sferzata di grinta. Gli stivaletti a punta dialogano con le leggendarie ciabatte col pelo che tanta fortuna hanno portato alla maison. E poi ci sono cappotti over – in entrambe le direzioni – semplicemente bellissimi.
Un universo che non si potrà definire minimal, d’accordo. Ma che è


