GORIZIA – La Guardia di finanza di Gorizia ha scoperto un presunto sistema di sfruttamento della manodopera e maxi-evasione fiscale nel settore vitivinicolo, che avrebbe coinvolto 107 lavoratori stranieri impiegati in nero tra le province di Gorizia e Udine. L’amministratore della società è stato denunciato per omessa presentazione delle dichiarazioni dei redditi e dell’Iva, mentre l’impresa è stata segnalata all’Ispettorato del lavoro per l’utilizzo di personale irregolare.
L’inchiesta rappresenta un approfondimento dell’operazione “Caravelle”, avviata nel 2023 dalla Guardia di finanza contro il caporalato nelle campagne friulane. Quel primo filone investigativo aveva portato all’arresto di quattro persone — tre cittadini romeni appartenenti allo stesso nucleo familiare e un cittadino moldavo — oggi a processo con l’accusa di avere reclutato e gestito braccianti in condizioni di grave sfruttamento.
Gli accertamenti fiscali e societari successivi hanno fatto emergere quello che gli investigatori definiscono un caso di esterovestizione. La società, attiva nella fornitura di manodopera alle aziende vitivinicole locali, risultava formalmente registrata in Romania, ma sarebbe stata diretta e gestita di fatto dalla provincia di Gorizia. La configurazione societaria, secondo la ricostruzione della Finanza, avrebbe consentito di fatturare i servizi senza applicare l’Iva.
I 107 operai coinvolti, tutti residenti in Romania, non risultavano iscritti al sistema contributivo romeno e non sarebbero state effettuate le comunicazioni previste per il loro distacco all’estero. Inoltre, le loro posizioni lavorative sarebbero state sconosciute anche al fisco italiano.
Secondo quanto emerso dalle verifiche, in alcuni casi i lavoratori avrebbero percepito una paga netta inferiore a 3 euro l’ora, ben al di sotto dei minimi stabiliti dal contratto collettivo nazionale dell’agricoltura. Gli investigatori ritengono che la condizione di bisogno dei braccianti sia stata sfruttata per imporre retribuzioni particolarmente basse.
Le verifiche si sono concentrate sul periodo compreso tra il 2019 e il 2023 e hanno portato alla contestazione di oltre un milione di euro di redditi imponibili non dichiarati, più di 200mila euro di Iva evasa e circa 80mila euro di ritenute non versate.
Il procedimento per le ipotesi di reato tributario si trova nella fase delle indagini preliminari. Per tutte le persone coinvolte vale il principio della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

