Il mistero della scomparsa del Gigantopithecus blacki, la scimmia gigante dei paesaggi carsici cinesi: recenti studi internazionali gettano luce sulle cause della sua estinzione, offrendo lezioni vitali per comprendere la resilienza dei primati di fronte alle minacce ambientali
©Garcia/Joannes-Boyau (Southern Cross University)
Un tempo, i vasti paesaggi carsici del sud della Cina erano il dominio di enormi scimmie, conosciute come Gigantopithecus blacki. Questi giganti, che raggiungevano i tre metri di altezza e i 250 chilogrammi di peso, sono considerati lontani cugini dell’uomo. Sebbene la loro scomparsa sia avvenuta prima dell’arrivo dell’uomo in quelle aree, le cause dietro la loro estinzione rimangono avvolte nel mistero. La loro esistenza è testimoniata unicamente da circa 2000 denti fossili e quattro mandibole.
Recenti scoperte nella regione, pubblicate sulla rivista Nature da un team internazionale di ricercatori cinesi, australiani e statunitensi, hanno definitivamente chiarito che il più grande primate mai vissuto sulla Terra si estinse tra 295.000 e 215.000 anni fa. Questi giganti non furono in grado di adattarsi alle modifiche delle loro abitudini alimentari e comportamentali, risultando vulnerabili ai cambiamenti climatici


