17 Settembre 2026

Giovani italiani di ritorno dall’estero: oltre 129mila rientri in cinque anni

Sono oltre 129mila i giovani italiani rientrati dall’estero negli ultimi cinque anni: un numero che descrive un fenomeno sempre meno occasionale e in graduale consolidamento. I rimpatri non cancellano il tema della fuga dei cervelli, ma mostrano un movimento in controtendenza che sta assumendo dimensioni rilevanti. Secondo il focus della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro,…
14 Settembre 2026
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Sono oltre 129mila i giovani italiani rientrati dall’estero negli ultimi cinque anni: un numero che descrive un fenomeno sempre meno occasionale e in graduale consolidamento. I rimpatri non cancellano il tema della fuga dei cervelli, ma mostrano un movimento in controtendenza che sta assumendo dimensioni rilevanti.

Secondo il focus della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, intitolato “Il rientro dei giovani dall’estero: numeri e tendenze”, il rapporto tra rientri ed espatri è cresciuto in modo costante. Nel quinquennio 2011-2015 si registravano 26 ritorni in Italia ogni 100 trasferimenti all’estero; il dato è salito a 31 nel periodo successivo, fino a raggiungere quota 40 tra il 2021 e il 2025.

L’analisi prende in considerazione gli italiani tra i 18 e i 39 anni che hanno scelto di tornare nel Paese dopo un’esperienza fuori dai confini nazionali. L’età media del rientro è di 29,6 anni, un elemento che suggerisce come molti decidano di rimpatriare al termine di un percorso di formazione o dopo aver maturato esperienze professionali all’estero.

Sul piano geografico, la quota più consistente dei ritorni arriva da Germania e Regno Unito: in entrambi i casi si contano 42 rientri ogni 100 espatri, un valore superiore alla media europea, pari al 32,5%.

Le destinazioni scelte da chi torna evidenziano inoltre un dato significativo: il Mezzogiorno non risulta marginale. Le regioni del Sud raccolgono infatti il 31,7% dei rientri, mentre la Sicilia, con il 9,2%, si colloca leggermente davanti al Lazio, fermo al 9%. In testa alla graduatoria resta la Lombardia, scelta dal 19,8% dei giovani rimpatriati.

I dati indicano che la decisione di rientrare non dipende soltanto dalla retribuzione. Alla base della scelta pesano anche motivazioni personali, familiari e legate alla qualità della vita. Se la maggioranza dei giovani aveva già un’occupazione al momento del ritorno, il 37% ha trovato lavoro soltanto dopo essere rientrato in Italia.

A distanza di tempo, molti non rimpiangono la scelta: oltre il 70% degli intervistati dichiara di essere più soddisfatto della propria condizione personale, mentre il 53,5% valuta la situazione professionale uguale o migliore rispetto a quella vissuta all’estero.

Tra gli elementi del lavoro in Italia ritenuti migliori o almeno equivalenti rispetto all’esperienza straniera, il 75% indica le possibilità di conciliare vita privata e professionale. Seguono il clima lavorativo, citato dal 67,9% degli intervistati, le tutele per i lavoratori, al 64,3%, e i benefit, al 60,7%. Più critico, invece, il giudizio sui salari: soltanto il 42,9% li considera adeguati in rapporto al costo della vita.

“Quello dei rimpatri è un fenomeno sempre più rilevante per il Paese – commenta il presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca – per questo è importante non solo favorire il rientro, percorso già in atto, ma anche creare le condizioni perché la scelta possa essere duratura nel tempo e per valorizzare pienamente le esperienze maturate all’estero”.