Il Giappone sta valutando l’impiego, a fini difensivi, di robot umanoidi dotati di intelligenza artificiale “fisica”. Lo riferiscono fonti governative e del partito di maggioranza all’agenzia Kyodo, confermando le difficoltà incontrate dalle Forze di autodifesa (SDF) nel reclutare personale sufficiente.
L’eventuale introduzione di questi robot – prevista per attività come il pattugliamento delle basi e il supporto logistico, ma non per operazioni di combattimento – contribuirebbe a ridurre il fabbisogno di effettivi. Secondo le fonti, il governo, tramite l’Agenzia per l’acquisizione, la tecnologia e la logistica, dovrebbe avviare una ricerca sull’utilizzo dei robot umanoidi e organizzare una competizione in cui i prototipi sviluppati da aziende private e università dimostrino le proprie capacità. Tra i possibili impieghi futuri figurano anche ricognizione e operazioni di soccorso.
“L’intelligenza artificiale può essere uno strumento efficace per sostituire o integrare operazioni svolte da un numero limitato di persone”, ha dichiarato un alto funzionario del ministero della Difesa. Tuttavia, nonostante il potenziale supporto alle SDF, resta forte la cautela sull’uso dell’IA in combattimento, per il rischio che la tecnologia possa scambiare alleati per nemici e viceversa.
Citando l’assenza di regole globali, un alto esponente del panel sulla sicurezza del Partito Liberal-Democratico (LDP), la forza di governo, ha affermato: “Non prevediamo che robot umanoidi equipaggiati con armi vengano usati per combattere”.
Il governo intende rivedere entro fine anno i documenti chiave su difesa e sicurezza, considerando l’uso più ampio dell’IA una leva fondamentale per rafforzare le capacità difensive del Paese. Nella richiesta di bilancio per il prossimo anno fiscale, a partire da aprile, il ministero della Difesa ha annunciato che integrerà l’intelligenza artificiale nella struttura di comando delle SDF e testerà un “satellite tattico con IA”, progettato per analizzare grandi quantità di informazioni raccolte nello spazio.

