GENOVA – È il giorno della sentenza nel processo di primo grado sul crollo del Ponte Morandi, la tragedia che il 14 agosto 2018 sconvolse Genova provocando la morte di 43 persone.
Dopo quasi otto anni dai fatti e quattro anni di dibattimento, il tribunale è chiamato a pronunciarsi sulla posizione dei 57 imputati. Concluse le ultime repliche delle difese, i giudici dovrebbero riunirsi in camera di consiglio per poi leggere il dispositivo entro la serata.
Il procedimento rappresenta uno dei più complessi mai celebrati in Italia per numero di imputati, mole di documentazione e durata. Il processo ha preso il via il 7 luglio 2022 e si è sviluppato attraverso 284 udienze, durante le quali sono stati ricostruiti gli aspetti tecnici e gestionali legati al collasso del viadotto.
Sul banco degli imputati siedono ex dirigenti, manager e tecnici di Autostrade per l’Italia, della società di monitoraggio Spea e alcuni funzionari e consulenti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La Procura di Genova ha richiesto complessivamente quasi 400 anni di reclusione per 56 imputati, chiedendo invece l’assoluzione per uno di loro.
La richiesta di condanna più pesante, pari a 18 anni e sei mesi di carcere, riguarda l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, che nel corso del procedimento ha sempre respinto le accuse dichiarandosi «responsabile, ma non colpevole». L’ex manager sta già scontando una condanna definitiva a sei anni di reclusione per la tragedia del viadotto Acqualonga, avvenuta nel 2013 in provincia di Avellino, nella quale persero la vita 40 persone.
La sentenza attesa oggi rappresenta una tappa fondamentale in uno dei procedimenti giudiziari più rilevanti degli ultimi anni, destinato a fare chiarezza sulle responsabilità del disastro che causò il crollo del viadotto Morandi e segnò profondamente il Paese.

