Un durissimo documento firmato da Cgil e Uil Funzione Pubblica riaccende i riflettori sulla sicurezza nel porto di Gaeta e sui pericoli per la salute dei lavoratori a causa dell’elevato livello delle polveri sottili. I sindacati chiedono l’intervento immediato della Asl di Latina per verificare i rischi e dare ai lavoratori i giusti dispositivi di protezione.
Il problema principale riguarda la movimentazione del carbon coke. Si tratta di un combustibile solido derivato dal carbone, usato nelle acciaierie e nell’industria pesante. Questo materiale viene scaricato dalle navi e accumulato nei piazzali all’aperto. Durante i lavori si sollevano grandi nuvole di polveri sottili (PM10 e PM2.5) e di carbonio. Il vento del mare sposta poi queste polveri ovunque.
I doganieri devono lavorare all’aperto per svolgere i propri compiti. Fanno controlli sulle merci, ispezioni sulle navi e verifiche sui camion. I turni durano da 6 a 8 ore di fila. I dipendenti respirano queste sostanze nocive per tutto il tempo senza potersi riparare in stanze salubri. A peggiorare le cose c’è la grave mancanza di personale negli uffici. Non si può fare una rotazione e così gli stessi lavoratori respirano polveri giorno dopo giorno.
Sulla vicenda sono intervenute anche le associazioni “Incontri e Confronti” e “Comunità del Lazio Meridionale”, che denunciano altri due problemi legati al porto: è in corso una grande privatizzazione dei piazzali e secondo l’Autorità di Sistema questo potrebbe creare un monopolio privato con danni enormi per il paesaggio e per la vicina spiaggia di Vindicio; quindi, l’inquinamento in mare: la Capitaneria sta indagando sullo sbarco del petcoke (un derivato del petrolio). Foto e video finiti sul web mostrano chiaramente che le polveri nere sono cadute in mare e sulle banchine.

