21 Agosto 2026

Furti di bagagli a Malpensa: fermati tre operatori aeroportuali

MILANO - La Polizia di Stato in servizio all'aeroporto di Milano Malpensa ha sottoposto a fermo tre operatori aeroportuali, sospettati di far parte di un'associazione a delinquere dedita ai furti nell'area di smistamento bagagli del Terminal 1. Chi sono gli indagati Dalle indagini è emerso che i tre non risultano dipendenti diretti di Sea, la…
2 Luglio 2026

MILANO – La Polizia di Stato in servizio all’aeroporto di Milano Malpensa ha sottoposto a fermo tre operatori aeroportuali, sospettati di far parte di un’associazione a delinquere dedita ai furti nell’area di smistamento bagagli del Terminal 1.

Chi sono gli indagati

Dalle indagini è emerso che i tre non risultano dipendenti diretti di Sea, la società che gestisce l’aeroporto, ma lavorano per un’impresa esterna incaricata della manutenzione dell’impianto di movimentazione dei bagagli. L’operazione è stata condotta dalla Polizia di frontiera aerea, sotto il coordinamento della Procura di Busto Arsizio.

La ricostruzione dei furti

L’attività investigativa ha permesso di ricostruire circa 50 episodi di furto e di sequestrare 370 articoli di lusso, tra borse e capi di abbigliamento firmati, sottratti dai bagagli dei passeggeri in partenza. Il valore complessivo della merce recuperata è stimato intorno ai 330 mila euro. Secondo gli inquirenti, i bagagli venivano selezionati e aperti in zone isolate dello scalo, dove gli indagati si sarebbero impadroniti degli oggetti di valore.

Le difficoltà dell’indagine

L’inchiesta ha presentato elementi di complessità: molte vittime, in gran parte cittadini stranieri, si sarebbero accorte dei furti solo dopo il rientro nei propri Paesi, spesso senza sporgere denuncia alle autorità italiane e limitandosi a segnalare l’accaduto alle compagnie aeree. I passeggeri più colpiti risultano quelli diretti verso il Sud-est asiatico.

Il sistema della refurtiva

Dalle indagini sarebbe emerso un meccanismo di gestione condivisa della merce rubata: i beni sottratti confluivano in un “patrimonio comune” e venivano poi rivenduti a un ricettatore, anche attraverso piattaforme online. Il ricavato veniva successivamente suddiviso in parti uguali tra gli indagati.

La posizione di Sea

Sea ha comunicato di aver collaborato alle indagini sin dalle prime fasi, fornendo agli investigatori sistemi di monitoraggio e supporto tecnico. La società ha precisato che le persone coinvolte non sono suoi dipendenti diretti, ma lavoratori di aziende appaltatrici, ribadendo il proprio impegno a garantire la sicurezza dei passeggeri e a contrastare ogni forma di illegalità.