FROSINONE – Il giorno dopo la città resta col petto gonfio d’orgoglio. E persino, tanti tanti rimpianti. Perché questa Juve, come s’è visto, era particolarmente giocabile. Più forte e superiore, sì, ma tutt’altro che nettamente. Vecchia Signora ancora cantier aperto, si poteva portar a casa il colpo grosso. Perché stoppare Spalletti e portar a casa i primi punti dell’anno, il primo risultato positivo e con un avversario del genere, non solo sarebbe stata una clamorosa vetrina mediatica, ma soprattutto avrebbe conferito ulteriore autostima all’ambiente: la strada intrapresa, comunque, resta quella giusta.
Perché sono state tante le note liete. La difesa ha retto, ha retto linea e movimenti avversari. Sulle palle inattive cosine da rivedere, dettagli che a questi livelli fanno la differenza, come quando nella prima frazione Bremer colpevolmente lasciato solo prima faceva le prove generali, poi uno come lui trovava l’incornata vincente. Ma a livello di reparto, e quindi di singoli, positive le prime di Cittadini, Bragaglia e proprio quel Calvani, protagonista in pieno recupero di quel maledetto incrocio che avrebbe potuto far esplodere lo Stirpe e ribaltare l’inizio di stagione di Spalletti e Vecchia Signora. Male solo Monterisi.
A centrocampo la sorpresa è Cichella: tanta concorrenza, ma dopo la splendida stagione in B si ripropone, Alvini crede in lui e si impone da motorino assoluto alla prima in A e contro un avversario di questo calibro. E forse, nel duello settimanale a distanza con la proprietà, ha vinto proprio Alvini. Perché l’unico bocciato, indietro di condizioni, è stato il colpo da novanta del mercato di Clara Vista, Schmid. Quando forse, come ben sa DS Castagnini, Alvini avrebbe risparmiato e piuttosto ben altro. Ma siamo solo all’inizio, le note liete restano tante.

