Frosinone – Sanità, il “super-gettonista” dei guadagni record: nel solo gennaio ha incassato ben 35mila euro

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Gli basta un mese di lavoro per guadagnare quanto un suo collega ‘dipendente’ riesce a portare a casa in un intero anno. Incredibile ma vero. Accade nella Asl di Frosinone. Protagonista quello che a luglio, quando per la prima volta furono scoperte le sue straordinarie performance, è stato ribattezzato come il “super gettonista”.

Per capire di cosa parliamo basta dare un’occhiata alle cifre da record incassate sfruttando una legge che dà questa possibilità (è tutto legale, infatti, ciò di cui riferiamo) e alla quale ancora nessuno ha messo mano: beh, a luglio del 2025 il nostro eroe della sanità ciociara, sulle cui spalle sembrano poggiare le sorti dell’intero sistema, aveva guadagnato, solo per quel mese di caldo afoso, un compenso che andava oltre i 40mila euro. Cifra raggranellata massacrandosi di lavoro tra i pronto soccorso di Cassino e di Alatri. Turni massacranti e lui che, così narrano le leggende metropolitane, finiva con l’addormentarsi, esausto, davanti al pc. Sbalorditivo.

Eppure, a gennaio scorso, a distanza di soli 6 mesi, evidentemente ricaricate a dovere le batterie, è riuscito a ripetersi, certo non ha battuto il precedente record ma c’è andato molto vicino mettendo insieme ben 442 ore di lavoro in soli 30 giorni. Un periodo nel quale il medico (che ha superato i 70 anni, libero professionista e con partita Iva) ha coperto circa 36 turni da 12 ore, arrivando a percepire un compenso che supera i 35 mila euro per il solo gennaio 2026. Laddove un dirigente medico strutturato, di quelli che garantiscono la continuità del servizio pubblico, arriva a guadagnare in media meno di 3.000 euro netti al mese se neoassunto, cifra che sale a circa 4.000 euro per i più anziani. Incredibile, vero?

Ma, si fa rilevare da più parti, a preoccupare non è tanto e non è solo l’aspetto economico della vicenda, quanto, piuttosto, la fragilità strutturale del sistema sanitario che essa rivela. Infatti, il ragionamento è molto semplice in fondo, se un singolo professionista può coprire 36 turni in un mese senza che nessuno fermi questa dinamica, significa che senza di lui, o in assenza di figure analoghe (per carità non è solo il nostro eroe a sfruttare la legge in materia con tutte le sue falle) quei Pronto soccorso rischierebbero fatalmente di chiudere.

Senza contare, poi, il tema della sicurezza. Spulciando tra le varie normative emerge che nessuna di quelle relative a categorie di lavoratori esposti a super lavori (pensiamo, solo per fare alcuni esempi) ai piloti di aereo, ai conducenti ferroviari o agli addetti alle centrali nucleari) permette a un singolo operatore di turno di lavorare a quei ritmi senza pause adeguate e soprattutto in età avanzata (senza nulla togliere alla capacità personale di rendere a mille anche a 100 anni).


In questo modo, infatti, non è difficile intuirlo, c’è il serio pericolo di mettere a rischio la sicurezza sia del medico sia dei pazienti. Ma tant’è: il sistema sanitario attuale permette simili situazioni, come detto del tutto legali, ma sarebbe ora di metterci mano seriamente.

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