20 Ottobre 2026

Formia, dramma in vacanza: dodicenne contrae una rara forma di salmonella, è in gravi condizioni

Il ragazzino è ricoverato al 'Dono Svizzero'. Potrebbe aver contratto il batterio sulla spiaggia del parco Acquazzurra, dove ogni notte i cinghiali frugano tra i rifiuti
28 Agosto 2026
Ospedale Formia dono svizzero
L'ospedale 'Dono Svizzero' di Formia
Una vacanza nel mare di Formia si è trasformata in un incubo per una famiglia di Milano. Un ragazzino di soli 12 anni si trova ora ricoverato in gravi condizioni nel reparto di Pediatria dell’ospedale “Dono Svizzero” di Formia. Al piccolo è stata diagnosticata una forma rarissima di salmonella, un’infezione che si trasmette esclusivamente attraverso il contatto con le feci di maiali e cinghiali.

Il dramma è iniziato tre giorni fa, quando il bambino è arrivato d’urgenza al pronto soccorso della struttura sanitaria. Il dodicenne era fortemente disidratato e all’inizio tutto faceva pensare a una classica, seppur violenta, gastroenterite estiva. Il pediatra di turno, però, non si è lasciato ingannare. Insospettito da sintomi fin troppo gravi e pesanti per una normale influenza intestinale, il medico ha deciso di andare a fondo. Ha quindi prelevato un campione di feci e lo ha spedito immediatamente al laboratorio specializzato di Latina per analisi approfondite. Oggi sono arrivati i risultati ufficiali che non lasciano dubbi: si tratta di salmonella legata alla specie suina.

Ma come ha fatto un ragazzino in vacanza al mare a prendere un’infezione del genere? Il piccolo è ospite, insieme alla mamma e al papà, di una villetta che si trova all’interno del noto parco Acquazzurra. I genitori hanno subito cercato di ricostruire gli ultimi giorni del figlio insieme ai medici, individuando quello che sembrerebbe essere l’unico punto di contatto possibile con il batterio.

Secondo il racconto della famiglia, nell’arenile proprio davanti alla loro abitazione, ogni santa notte si aggira almeno un grosso cinghiale. L’animale scende sulla spiaggia per frugare tra i sacchetti dei rifiuti lasciati sull’arenile dalle persone. Proprio i bisogni lasciati sulla sabbia dall’animale selvatico avrebbero trasmesso la pericolosa infezione al dodicenne. Le condizioni del bambino restano costantemente monitorate dal personale sanitario del Dono Svizzero.