l Lazio è tra le regioni italiane in cui il peso della fiscalità locale grava maggiormente sulle tasche dei cittadini e delle cittadine. I risultati dello studio del Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione della Uil fotografano una situazione di forte squilibrio territoriale.
“Nello specifico – sottolinea Maurizio Lago, Segretario generale della Uil del Lazio – chi ha un reddito annuo di 20 mila euro e risiede a Roma tra addizionale regionale e comunale versa complessivamente 606 euro, cifra che colloca la Capitale al secondo posto tra le città metropolitane più onerose del Paese, subito dopo Napoli. Per i redditi di 40 mila euro, Roma sale al primo posto con 1.452 euro di addizionali, risultando la città metropolitana più costosa d’Italia”.
Anche nelle province si registrano livelli di imposizione elevati. Frosinone, Latina e Rieti scontano un prelievo complessivo di 586 euro per i redditi da 20 mila euro e a 1.412 euro per quelli da 40 mila euro. Segue Viterbo, rispettivamente con 576 euro e 1.394 euro. Sono cifre chr collocano le province del Lazio tra i dieci capoluoghi italiani più onerosi. E il quadro poteva anche essere peggiore se la Uil e le altre organizzazioni sindacali non avessero raggiunto un accordo con la Regione Lazio sul contenimento della pressione fiscale rispetto alle addizionali regionali, permettendo ai redditi fino a 35mila euro di non essere interessati dall’aumento della pressione fiscale complessiva.
“Nonostante tutto – dice Maurizio Lago – si vive una situazione di forte squilibrio territoriale, perché a a parità di reddito, cittadini che vivono in altre aree del Paese sono chiamati a sostenere carichi fiscali minori. Una disparità che rischia di amplificare le disuguaglianze sociali ed economiche, penalizzando soprattutto lavoratrici, lavoratori, pensionate e pensionati. In una fase in cui salari e pensioni continuano a subire l’erosione del potere di acquisto, un livello così elevato di fiscalità locale rappresenta un fattore iniquo di pressione sui bilanci di tante famiglie”.
Dai dati si passa alla proposta: per il sindacato è necessario avviare una riforma della fiscalità locale in grado di introdurre criteri di maggiore equità e progressività, garantendo trasparenza nell’utilizzo delle risorse raccolte e assicurando che il prelievo fiscale sia effettivamente finalizzato al miglioramento dei servizi pubblici essenziali: dalla sanità al trasporto pubblico, dall’istruzione all’assistenza sociale. La giustizia fiscale deve tornare a essere uno strumento di coesione sociale e territoriale, capace di ridurre le disuguaglianze e di rafforzare il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.
“Ad oggi la realtà è ben diversa – conclude Lago – i cittadini e le cittadine del Lazio continuano a sostenere un livello di addizionali tra i più elevati del Paese senza registrare un corrispondente miglioramento della qualità e dell’efficienza dei servizi pubblici essenziali. Per questo è necessario aprire una seria riflessione sul rapporto tra pressione fiscale locale, qualità dei servizi e tutela del potere d’acquisto delle persone”.

