20 Ottobre 2026

Fake news sul sindaco Mastrangeli: in campo Digos e Polizia Postale, ora tremano in tanti

Aperta una task force informatica per identificare i creatori del post sul finto arresto e rintracciare i profili social che hanno amplificato la diffamazione
26 Agosto 2026
Riccardo Mastrangeli sindaco frosinone
Riccardo Mastrangeli, Sindaco di Frosinone
Massima allerta e indagini serrate da parte della Polizia di Stato, che ha preso in mano il caso della grave fake news che ha colpito il Sindaco della Città di Frosinone, Riccardo Mastrangeli. Nelle ultime ore gli uffici della Questura hanno attivato una task force investigativa per fare luce sulla diffusione virale di un contenuto falso che annunciava l’arresto del primo cittadino, ipotizzando reati infondati legati allo sfruttamento di cittadini immigrati sul territorio locale.

L’attività d’indagine è scattata immediatamente dopo il deposito della querela da parte di Mastrangeli. Il fascicolo è ora sul tavolo degli investigatori della DIGOS della Questura di Frosinone, che lavorano in stretta sinergia con gli specialisti della Sezione Operativa per la Sicurezza Cibernetica della Polizia Postale e delle Comunicazioni. Una cooperazione istituzionale necessaria per affrontare un reato che si è consumato interamente sulle piattaforme digitali, dove la notizia ha registrato un picco anomalo e pericoloso di visualizzazioni e interazioni in pochissimo tempo.

Gli inquirenti si stanno concentrando sulla ricostruzione dei passaggi tecnici che hanno permesso al contenuto diffamatorio di diventare virale. L’azione della Polizia Postale si muove su due binari paralleli: da un lato l’analisi informatica per risalire ai creatori materiali del post – che per trarre in inganno gli utenti utilizzava elementi grafici simili a quelli dei media ufficiali – e dall’altro il monitoraggio dei profili social e delle chat di messaggistica. Sotto la lente d’ingrandimento della DIGOS sono finiti anche tutti coloro che, pur consapevoli della falsità della notizia diffusa dalla pagina Facebook ‘Popolo Antifascista’, hanno scelto di condividerla e rilanciarla sui propri canali personali.

La Polizia di Stato ricorda che la rete non garantisce l’anonimato e che la propagazione intenzionale di contenuti lesivi dell’onore altrui costituisce un illecito penale. Tutti i soggetti coinvolti nella catena di trasmissione dovranno rispondere di specifici fatti di reato davanti all’autorità giudiziaria, con l’aggravante di aver diffamato una figura istituzionale nell’esercizio delle sue funzioni. L’intervento deciso delle forze dell’ordine punta non solo a punire i colpevoli, ma anche a frenare la circolazione di una notizia del tutto priva di fondamento che rischiava di turbare l’ordine pubblico.