Gli inquirenti si stanno concentrando sulla ricostruzione dei passaggi tecnici che hanno permesso al contenuto diffamatorio di diventare virale. L’azione della Polizia Postale si muove su due binari paralleli: da un lato l’analisi informatica per risalire ai creatori materiali del post – che per trarre in inganno gli utenti utilizzava elementi grafici simili a quelli dei media ufficiali – e dall’altro il monitoraggio dei profili social e delle chat di messaggistica. Sotto la lente d’ingrandimento della DIGOS sono finiti anche tutti coloro che, pur consapevoli della falsità della notizia diffusa dalla pagina Facebook ‘Popolo Antifascista’, hanno scelto di condividerla e rilanciarla sui propri canali personali.
La Polizia di Stato ricorda che la rete non garantisce l’anonimato e che la propagazione intenzionale di contenuti lesivi dell’onore altrui costituisce un illecito penale. Tutti i soggetti coinvolti nella catena di trasmissione dovranno rispondere di specifici fatti di reato davanti all’autorità giudiziaria, con l’aggravante di aver diffamato una figura istituzionale nell’esercizio delle sue funzioni. L’intervento deciso delle forze dell’ordine punta non solo a punire i colpevoli, ma anche a frenare la circolazione di una notizia del tutto priva di fondamento che rischiava di turbare l’ordine pubblico.

