Fake news, gli italiani non hanno le competenze per riconoscerle: come risolvere il problema

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Fake news, gli italiani non hanno le competenze per riconoscerle: come risolvere il problema – Agenda Digitale

le linee guida

I dati mostrano come contro la disinformazione la popolazione sia ancora in gran parte non preparata. Necessario un approccio organico e di ecosistema (educativo) e le recenti linee guida europee per gli insegnanti sono qui fondamentali

04 Nov 2022

Nello Iacono

Coordinatore Coalizione Nazionale Repubblica Digitale – Dipartimento per la trasformazione digitale

Dai recenti dati internazionali (European Tech Insight 2022) emerge che il livello di percezione degli italiani sul pericolo della disinformazione è ancora basso. Ma perché, e come possiamo rapidamente accrescere la nostra necessaria consapevolezza digitale?

La disinformazione online minaccia i diritti fondamentali: quali difese

In questi termini possiamo parlare di “questione digitale” nel nostro Paese? Si tratta di un tema ancora non del tutto percepito nei suoi benefici, nelle sue opportunità ma soprattutto nella sua dimensione trasversale fondamentale per l’equilibrio e lo sviluppo sociale ed economico, in cui il contrasto alla disinformazione diventa il caso emblematico con cui si misura la nostra maturità e consapevolezza. I recenti dati internazionali ci disegnano questo scenario, ma allo stesso tempo diverse iniziative, come le linee guida europee per gli insegnanti in ambito di contrasto alla disinformazione, ci confermano come sia necessario un approccio organico e di ecosistema.

Ma andiamo con ordine.

La percezione e la diffusione della disinformazione

Dal recente rapporto annuale European Tech Insights 2022, pubblicato dal Centre for the Governance of Change (CGC) della IE University di Madrid, emerge una situazione di esteso allarme nella popolazione europea, da cui si distinguono alcuni Paesi, come l’Italia.

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Dematerializzazione

Per citare alcuni esempi: il 42,2% degli europei intervistati ritiene di essere stato vittima di fake news legate al conflitto ucraino, e tra questi i più giovani si sentono più vulnerabili: per gli under 35 la percentuale sale fino al 52,3%. La distribuzione è certamente influenzata dalla vicinanza alla Russia, con punte del 68% in Estonia, e percezioni molto più basse in Gran Bretagna (15,6%) e Italia (38%). Non è un caso che i racconti più preoccupati per la diffusione della disinformazione in uno dei tavoli di discussione su “fake news e governo aperto” del recente meeting europeo dell’Open Government Partnership siano venuti proprio da relatori dell’area baltica.

Ma a prescindere

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