Emanuela Orlandi, il giallo della cassetta arrivata all’Ansa: fu manipolata? Ma la voce era della 15enne

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Emanuela Orlandi, tante ipotesi, molti depistaggi, nessuna verità acclarata, e una sola certezza: sul sequestro e sull’esito del rapimento. Come su mandanti, esecutori, complici e fiancheggiatori, a distanza di quarant’anni non è ancora possibile mettere la parola fine. Solo ieri, nello studio di Quarto Grado, il conduttore Gianluigi Nuzzi e l’ex agente della Digos Antonio Asciore, ospite del programma, hanno messo in discussione schemi e teoremi togliendo e analizzando dal mosaico della ricostruzione una tessera importante: quella relativa a un’audiocassetta, consegnata alla sede romana dell’Ansa il 17 luglio 1983: 13 giorni dopo il rapimento della 15enne. E la storia relativa a quel reperto e alla sua gestione, fa capire l’ex agente dei servizi in tv, apre a dei risvolti che presentano diverse contraddizioni. Ma andiamo con ordine, anche facendo un passo indietro…

Emanuela Orlandi, il mistero della cassetta consegnata all’Ansa

Intanto, cominciano col dire che 12 giorni prima che spuntasse quel nastro all’Ansa, il 5 luglio 1983, a casa della famiglia di Emanuela arriva una strana telefonata. Una chiamata in cui un uomo, con intonazione anglofona, fa sentire ai genitori la voce apparentemente registrata dalle figlia


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