ROMA – Un nuovo aumento dei tassi di interesse da parte della Banca centrale europea potrebbe arrivare già il prossimo 10 settembre. I mercati considerano ormai molto probabile una nuova stretta monetaria, mentre dai vertici delle banche centrali europee arrivano segnali di prudenza sulle decisioni successive.
A indicare la strada è stato il presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, secondo il quale i mercati starebbero prezzando una probabilità del 95% di un nuovo rialzo.
In un’intervista a Le Monde, Nagel ha spiegato che le aspettative degli investitori sembrano riflettere correttamente quello che potrebbe essere l’orientamento della Bce.
Più incerto, invece, il percorso successivo alla riunione di settembre. Secondo il presidente della Bundesbank, infatti, sul futuro della politica monetaria pesa ancora una forte incertezza legata alla volatilità dei mercati, all’andamento delle materie prime e alla crescita dei rendimenti.
Sulla stessa linea anche Olli Rehn, governatore della banca centrale finlandese e membro del Consiglio direttivo della Bce, che ha definito «comprensibili» le attese dei mercati per un ulteriore aumento del costo del denaro.
La Banca centrale europea tornerà a riunirsi il 10 settembre e proprio in quella occasione potrebbe arrivare il nuovo intervento sui tassi.
L’obiettivo resta quello di mantenere sotto controllo l’inflazione e garantire la stabilità dei prezzi. A preoccupare, però, sono soprattutto le tensioni geopolitiche e il loro possibile impatto sui prezzi dell’energia.
L’eventuale aumento dei costi di petrolio e gas potrebbe infatti tradursi in una nuova pressione sull’inflazione, rendendo più difficile il lavoro della Bce.
Un ulteriore rialzo dei tassi potrebbe avere conseguenze soprattutto per chi ha un mutuo a tasso variabile o deve accendere un nuovo finanziamento.
In generale, tassi di interesse più elevati significano un aumento del costo del denaro, con possibili effetti sulle rate di mutui e prestiti.
Dopo la decisione di settembre, però, la situazione potrebbe diventare più difficile da prevedere. La stessa Bce dovrà infatti valutare l’evoluzione dell’inflazione, dei prezzi energetici e dello scenario internazionale prima di decidere le prossime mosse.

