La Banca centrale europea alza i tassi di 25 punti base. Sulla decisione pesa l’inflazione, salita al 3,3% ad agosto. Lagarde: “Decisione unanime”
FRANCOFORTE SUL MENO – La Banca centrale europea ha deciso di alzare i tassi di interesse di un quarto di punto percentuale, confermando le attese dei giorni scorsi. Il rialzo arriva dopo la stretta di giugno e la pausa decisa a luglio e si inserisce in un quadro caratterizzato soprattutto dalle nuove pressioni inflazionistiche legate alla corsa dei prezzi dell’energia.
Con la decisione del Consiglio direttivo, il tasso sui depositi passa dal 2,25% al 2,50%, mentre il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali sale al 2,65%. Il tasso sui prestiti marginali viene invece portato al 2,90%.
Inflazione al 3,3%: pesa la corsa dell’energia
Tra i fattori che hanno contribuito alla nuova stretta monetaria c’è l’andamento dell’inflazione, che ad agosto è salita al 3,3%, raggiungendo il livello più alto dal settembre 2023.
A pesare sul quadro economico è soprattutto l’aumento dei prezzi di gas e petrolio, inserito in uno scenario internazionale fortemente condizionato dalle tensioni e dal conflitto in Medio Oriente.
La stessa Bce ha sottolineato che la guerra continua a generare pressioni sull’inflazione, che potrebbe rimanere significativamente al di sopra dell’obiettivo del 2% per un periodo prolungato.
Bce: “Rischi al rialzo per l’inflazione”
Nel comunicato diffuso dopo la riunione, la Banca centrale europea ha ribadito l’obiettivo di riportare l’inflazione al 2% nel medio periodo.
Le prospettive, tuttavia, restano caratterizzate da una forte incertezza. Secondo Francoforte, i rischi sono orientati al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita economica.
Il principale elemento di preoccupazione resta l’energia: una nuova destabilizzazione delle forniture potrebbe determinare ulteriori aumenti dei prezzi e prolungare le pressioni inflazionistiche, con possibili conseguenze sui redditi delle famiglie, sui consumi e sugli investimenti.
Alzate le stime di crescita dell’Eurozona
Nonostante il quadro internazionale complesso, la Bce ha contemporaneamente rivisto al rialzo le proprie previsioni sulla crescita dell’area euro.
Nello scenario di base, l’economia dovrebbe crescere dello 0,9% nel 2026, dell’1,4% nel 2027 e dell’1,5% nel 2028.
La revisione al rialzo per il 2026 e il 2027 riflette, secondo i tecnici della Bce, soprattutto una capacità di tenuta dell’economia dell’Eurozona superiore alle precedenti aspettative.
Lagarde: “Decisione unanime”
La presidente della Bce Christine Lagarde ha confermato che la decisione sui tassi è stata presa all’unanimità, definendola anche una scelta ampiamente attesa.
Sul futuro della politica monetaria, Lagarde ha mantenuto una posizione prudente: le prossime decisioni saranno prese di volta in volta, durante ciascuna riunione del Consiglio direttivo.
L’obiettivo, ha ribadito la presidente, resta quello di riportare l’inflazione al 2%.
Crescita resiliente, ma resta il rischio di nuovi shock
Secondo Lagarde, l’economia dell’area euro ha mostrato una certa resilienza anche di fronte allo shock energetico. Nel secondo trimestre la crescita è stata dello 0,6% e, nelle valutazioni della Bce, dovrebbe proseguire anche nel terzo trimestre.
Restano però significativi i rischi legati alle guerre in Medio Oriente e Ucraina. Un nuovo peggioramento dello scenario energetico potrebbe infatti far salire ulteriormente i prezzi o mantenere l’inflazione elevata più a lungo.
Ed è proprio l’evoluzione dei prezzi che potrebbe determinare le prossime mosse di Francoforte. Non sono quindi esclusi ulteriori rialzi dei tassi nei prossimi mesi, fino alla fine dell’anno, qualora le condizioni economiche e soprattutto l’inflazione dovessero renderli necessari.

