L’epidemia di Ebola in Repubblica Democratica del Congo ha provocato 131 morti e oltre 513 casi sospetti, spingendo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a dichiarare lo stato di emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC). Ad aggravare l’allarme è la natura stessa del contagio: le analisi di laboratorio hanno confermato che si tratta del raro e aggressivo ceppo Bundibugyo, una variante del virus per la quale, a differenza di altri ceppi, non esistono farmaci o vaccini approvati.
Medici contagiati e allerta negli Stati Uniti
La minaccia ha già varcato i confini africani colpendo il personale umanitario. Un medico statunitense, impiegato nelle aree di crisi in Congo, è risultato positivo al virus. Le autorità sanitarie d’oltreoceano hanno rintracciato altri sei cittadini americani entrati in stretto contatto con soggetti infetti; la Casa Bianca mantiene un monitoraggio costante e ha confermato che il gruppo non manifesta alcun sintomo della malattia.
Misure restrittive e blocco dei voli
Per arginare il rischio di una diffusione globale, il governo degli Stati Uniti ha decretato la sospensione immediata del diritto di ingresso nel Paese per tutti i cittadini non americani che, nei precedenti 21 giorni, abbiano soggiornato o transitato nelle province africane colpite dal focolaio. La finestra temporale coincide con il periodo massimo di incubazione della malattia.
Controlli attivati in Italia
Anche in Europa la soglia di attenzione è massima. Il Ministero della Salute italiano ha prontamente risposto alla dichiarazione d’emergenza dell’OMS attivando protocolli speciali di sorveglianza sanitaria obbligatoria. Le misure sono rivolte in modo specifico a tutto il personale medico, ai cooperanti delle ONG e ai funzionari di rientro dalla Repubblica Democratica del Congo, per individuare tempestivamente eventuali casi sospetti agli sbarchi aeroportuali.



