21 Ottobre 2026

Droga pagata con le carte del reddito di cittadinanza: 24 misure cautelari nel Catanzarese

L’inchiesta “Social Card” ha ricostruito una presunta rete di spaccio con base a Cortale e ramificazioni fino alla costa ionica. Sequestrata anche un’attività commerciale che sarebbe stata utilizzata come deposito di stupefacenti CATANZARO - Le carte del reddito di cittadinanza sarebbero state utilizzate anche per pagare la droga. È uno degli elementi emersi dall’indagine “Social…
14 Ottobre 2026
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L’inchiesta “Social Card” ha ricostruito una presunta rete di spaccio con base a Cortale e ramificazioni fino alla costa ionica. Sequestrata anche un’attività commerciale che sarebbe stata utilizzata come deposito di stupefacenti

CATANZARO – Le carte del reddito di cittadinanza sarebbero state utilizzate anche per pagare la droga. È uno degli elementi emersi dall’indagine “Social Card”, che ha portato i carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro a eseguire misure cautelari nei confronti di 24 persone, tra le province di Catanzaro e Vicenza.

Il provvedimento, emesso dal gip di Catanzaro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, dispone la custodia in carcere per 12 indagati, gli arresti domiciliari per altri nove e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per tre. Le accuse, contestate a vario titolo, comprendono associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione e spaccio di droga e detenzione illegale di armi e munizioni.

Secondo la ricostruzione investigativa, il gruppo aveva il proprio centro operativo a Cortale ed era attivo in un’ampia parte della provincia. Contestualmente all’esecuzione delle misure, è stata sequestrata un’attività economica che sarebbe stata impiegata come deposito e punto di riferimento per lo spaccio. Nella cucina sul retro del locale, inoltre, sarebbe stato consentito ai clienti di consumare cocaina.

L’indagine partita da un telefono sequestrato

Gli accertamenti, condotti dai carabinieri della Compagnia di Girifalco attraverso attività investigative tradizionali, servizi sul territorio e verifiche sul campo, hanno preso avvio dall’esame di un telefono sequestrato a una persona arrestata per spaccio ad Amaroni.

L’analisi del dispositivo ha fatto emergere l’esistenza di due distinti gruppi criminali. Il primo, attivo soprattutto a Girifalco e nei comuni vicini, era già stato colpito da un’operazione che, nel maggio 2024, aveva portato all’esecuzione di otto misure cautelari.

Il nuovo filone si è concentrato su una seconda organizzazione, ritenuta autonoma rispetto alla precedente e caratterizzata, secondo gli investigatori, da una struttura stabile e da una precisa ripartizione dei compiti. Ai diversi membri sarebbero stati affidati incarichi di corriere, grossista, spacciatore, staffetta, custode e addetto al recupero dei crediti.

Una rete dall’entroterra alla costa ionica

Attraverso referenti nelle diverse aree, il gruppo avrebbe esteso la propria attività da Cortale a numerosi territori della provincia. Le ramificazioni ricostruite dagli investigatori interessavano Girifalco, Amaroni, Catanzaro, Vallefiorita, Squillace, Soverato e i comuni di Badolato, Davoli, Sant’Andrea Apostolo dello Ionio e Botricello.

Durante l’inchiesta sono stati effettuati diversi arresti in flagranza e sequestrati oltre quattro chilogrammi di cocaina, 6,7 chilogrammi di marijuana e circa 300 grammi di hashish. Il valore complessivo degli stupefacenti recuperati è stato stimato in 500mila euro. Sequestrati anche una pistola e dieci proiettili calibro 7,65.

Gli investigatori descrivono un gruppo capace di riorganizzarsi rapidamente dopo gli arresti, proseguendo l’attività di spaccio e mantenendo la propria operatività.

Un passaggio centrale degli accertamenti è stato l’individuazione della presunta base logistica, dove erano nascosti stupefacenti di diverso tipo e una pistola con matricola abrasa. L’arma, completa di munizioni, presentava una filettatura all’estremità della canna predisposta per il montaggio di un silenziatore.

Le carte consegnate agli spacciatori

L’operazione prende il nome dalle modalità di pagamento ricostruite nel corso dell’inchiesta. Secondo gli investigatori, alcuni consumatori avrebbero utilizzato le carte prepagate collegate al reddito di cittadinanza per saldare gli acquisti di droga.

In alcuni casi, le carte sarebbero state consegnate direttamente agli spacciatori, che le avrebbero impiegate per prelevare autonomamente il denaro corrispondente agli stupefacenti ceduti. Numerose carte sono state sottoposte a sequestro.