Ci si può fidare di un’economia che, nonostante le strombazzate del palazzo, cresce meno del previsto? Forse no. Succede in Cina, o meglio a Taiwan. Pechino si ostina a difendere un target del 5% di crescita a fine anno, se non fosse che le principali istituzioni mondiali, non ci credono nemmeno un po’. Tanto che la Banca mondiale ha drasticamente tagliato la stima, al 2,8%.
E allora ecco che le banche di Taiwan, l’Isola che il Dragone vorrebbe tutta sua e non certo da ieri, al punto da tenere il mondo intero sull’orlo di un conflitto armato tra i due Paesi, hanno deciso che fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio. Lo dice un dato, scovato da Reuters. I prestiti del settore bancario di Taiwan alla Cina continentale sono infatti diminuiti del 16% a settembre rispetto all’anno precedente. Perché? Semplice, la causa va ricercata nel rallentamento della crescita economica di Pechino.
I numeri non mentono. Includendo i prestiti per le imprese cinesi concessi dalle banche di Taiwan, alle quali finora è sempre convenuto erogare il credito


