Sono ore tumultuose. E turbolente. La rivoluzione del sistema calcio italiano è vicina all’inizio del terremoto, quello che dovrà portare al rovesciamento d’ogni organigramma per la necessaria ricostruzione, dopo 12 anni senza Mondiali.
Se ogni attenzione verte sulla figura di Gravina, che oggi sembra aver cambiato idea e sospinto da forze e pressioni politiche potrebbe esser direttamente costretto a rassegnar le proprie dimissioni, è pronta altresì a saltare gente scelta proprio dal presidente Federale: e quindi due tra le massime espressioni della Coverciano dei giorni d’oggi, Gattuso e Buffon.
Fa comunque male, perché parliamo di icone del nostro movimento, campioni da calciatori di Germania 2006. Ma lascerà il capodelegazione, proprio Buffon, costretto alla porta coinvolto nel giro proprio di porte scorrevoli più grandi di lui. Avvicendamenti e avvicendamenti: sarà tutto nuovo, saltano tutti e nessuno escluso.
In quest’ottica, chiaramente, cambierà anche il commissario tecnico. Il nuovo CT sarà scelto dal nuovo presidente, che sia Malagò o stesso Abete. Ma un aspetto è certo: anche Gattuso lascerà la panchina. Con dolore, dignità e commozione. Traghettava, è andato vicinissimo alla meta, ma non c’è riuscito. E se ti chiami Italia, andarci vicino non può bastare.
Tra i primi nomi emergenti si parla d’Allegri e Conte, in pole, ma è comunque troppo presto. Nomi grossi, sì, ma sotto contratto. Tutto si definirà nel prossimo futuro, ma la rivoluzione è appena iniziata.


