Un peccato. Un altro peccato. Un altro grossissimo What If, dalle nostre parti. Ma come sempre, ognuno è artefice delle proprie decisioni. Ognuno riflette sulle proprie idee e pertanto, prende e partorisce decisioni in base a ciò che davvero desidera. Nel caso specifico di Dusan Vlahovic, non si offenda nessuno se asserissimo quanto e come al centro delle sue scelte tecniche e di carriera il comun denominatore più importante sia sempre evidentemente stato il dio denaro.
Lascia la Serie A, il buon centravanti serbo. Dopo aver lasciato la Juventus a parametro zero lo scorso 30 giugno. Le richieste d’ingaggio erano troppo esorbitanti, la dirigenza bianconera gli ha stretto la mano e gli ha augurato buona fortuna. Prendeva 12, non sarebbe sceso sotto i 10. Fece un salto in Turchia ad inizio luglio col suo agente, Vlahovic, a trovare Italiano al Besiktas; la mise in caldo, senza mai dar parola o priorità. Ha aspettato che per tutta la fase centrale uscisse fuori una proposta più stuzzicante, magari dalla Premier. Ma nessuno s’è fatto vivo, nessuno ha messo sul piatto i soldi richiesti. L’unico club in grado di far follie ed offrir 10 milioni di euro netti al calciatore è rimasto proprio il Besiktas. Alla fine Italiano ha insistito, Dusan s’è guardato intorno ed ha detto di sì: ieri sera è sbarcato ad Istanbul, s’è messo a lanciar cori coi sostenitori, firmerà per i prossimi tre anni con le aquile bianconere.
Fatto sta che a soli 26 anni, nel pieno della sua carriera e quando avrebbe dovuto spaccare il mondo ed arrivare ai massimi livelli, ha scelto il calcio turco. Un calcio, sicuramente in crescita e pieno di grandi nomi sul viale del tramonto, che non è mai al livello dei primi cinque campionati d’Europa. Vlahovic esce dal calcio che conta, dunque. Un pizzico di delusione, dunque. Perché una scelta del genere significa approcciare già quel viale del tramonto. Il tempo, come sempre, narrerà.

