16 Luglio 2026

Deschamps, delusione sul più bello: adesso Francia a Zidane

Il titolo è emblematico. Perché se è stata una delusione per tutti, probabilmente questo stato d'animo pervade di più cuore ed animo di chi, fino a stanotte, è stato il commissario tecnico della nazionale dei "Galletti". Ieri sera, per quanto si captava nell'ambiente che il banco di prova fosse di quelli decisivi, il doppio schiaffo…
15 Luglio 2026
Bandiera Francia e1739983256381.jpg

Il titolo è emblematico. Perché se è stata una delusione per tutti, probabilmente questo stato d’animo pervade di più cuore ed animo di chi, fino a stanotte, è stato il commissario tecnico della nazionale dei “Galletti”. Ieri sera, per quanto si captava nell’ambiente che il banco di prova fosse di quelli decisivi, il doppio schiaffo della Spagna ha stordito e fatto male a tutta la Francia. Che forse, calcisticamente, ha pagato ancora di superbia.

Se per tutta la cavalcata era stata un rullo compressore annichilendo avversari, va detto, decisamente inferiori, al primo grosso ostacolo quella che veniva definita da tutti gli addetti ai lavori come l’assoluta favorita ha perso l’occasione per centrare la finale. Aveva dimostrato d’esser squadra, ma non a livello della Spagna. Ha vinto il collettivo, ha vinto la lettura, ha vinto la preparazione alla gara. De La Fuente ha demolito Deschamps, ecco perché nella testa del tecnico fa ancora più male. La Francia s’è mossa a vuoto, a centrocampo è stata surclassata e le mosse del tecnico si sono rivelate fallimentari; non è riuscito nemmeno a far contropiede, altro aspetto su cui De La Fuente ha annichilito ogni possibile fiammata.

Era partita male, con la scomparsa della mamma, per un signore del calcio come Didier. Sognava di chiudere col trofeo più atteso, come nel 2018, per digerire la rigorata del 2022. Invece dovrà accontentarsi della finalina terzo/quarto posto per il bronzo.

E se sai di allenare la più forte, fa male. Fa male soprattutto perché si chiude un’egemonia, avendo raccolto forse meno di quanto gestito, a livello di generazioni e materiale organico. Didier è stata un’istituzione, a tratti insindacabile. Dalle altre istituzioni, politiche e calcistiche, mai discussa. Decisamente di più dal popolo, che più ripetutamente in passato chiese un cambiamento.

Invece dopo ben 14 anni, nonostante voleva la chiusura nella bellezza più prestigiosa possibile, finisce sostanzialmente a mani vuote. Sul più bello, una delusione di cui si sente eccome responsabile (per quanto scarichi colpe sull’arbitro) da digerire. Non sarà il finale desiderato. Adesso la Francia chiuderà con la finalina, poi volterà pagina: lo scenario era già chiaro, testimone a Zinedine Zidane.